mercoledì 6 aprile 2016

Il Premio della Tradizione "Antonino D'Alia" al Duca Generale Dr. Alberico Lo Faso di Serradifalco

Verrà consegnato il 7 Aprile 2016 il Premio Internazionale della Tradizione "Antonino D'Alia", nella sede della Fondazione Thule Cultura di Palermo al Duca Generale Dr. Alberico Lo Faso di Serradifalco, massimo storico di Vittorio Amedeo II Re di Sicilia e di Sardegna, noto araldista e Presidente della S.I.S.A. - Società Italiana di Studi Araldici - con sede a Torino. Il Premio Internazionale insieme a quelli Nazionali, fu assegnato lo scorso anno a Julio Loredo per il suo volume edito a Cantagalli sulla  Teologia della liberazione. Il Premio, presieduto da Tommaso Romano, Cancelliere Antonino Sala del Colle San Nicolò, segnala ogni anno dal 1994 Studiosi, Artisti, Ricercatori italiani e stranieri. 

Breve nota Biografica
Alberico Lo Faso di Serradifalco è nato a Bologna nel 1935 e vive a Torino. Già ufficiale dell’Esercito e funzionario della Presidenza del Consiglio, è dal 2004 presidente della Società Italiana di Studi Araldici. Studioso di storia, è autore dei volumi 5 mesi sul Don. Ricordi della campagna di Russia di un ufficiale della Sforzesca (Roberto Chiaramonte Editore, Torino, 2003), basato su scritti e ricordi del padre Domenico; Palermo 1713 (Ilapalma, Palermo, 2004) sul censimento di Palermo; Parabola di una rivoluzione. Giovanni Maria Angioy tra Sardegna e Piemonte (Fondazione Istituto Storico Giuseppe Siotto, Cagliari, 2008), raccolta di documenti sui moti in Sardegna fra il 1793 ed il 1796.
Ha inoltre pubblicato Piemontesi in Sicilia. La lunga marcia del Conte Maffei (Studi Piemontesi, novembre 1999, vol. XXVIII, fasc.2), L’assedio di Messina: Luglio-Settembre 1718 (Studi Piemontesi, dicembre 2003, vol.XXXII, fasc.2),Siciliani al servizio del Regno di Sardegna nel XVIII secolo (Studi Piemontesi, novembre 2000, vol. XXIX, fasc. 2), Il ruolo della nobiltà piemontese nelle campagne di guerra 1703-1706 (Memorie ed attualità dell’Assedio di Torino del 1706 tra spirito europeo ed identità regionale. Atti del convegno, Torino 29 e 30 settembre 2006, edito dal Centro Studi Piemontesi, Torino, 2006), La cripta della basilica Mauriziana di Torino, cappella dell’Immacolata Concezione di Maria Santissima (Studi Piemontesi, dicembre 2007, vol. XXXVI, fasc.2), Scorci di guerra in Sicilia, luglio 1718-maggio 1720(Archivio Storico Siciliano, Serie IV, Vol. XXX, 2004 Palermo), La nobiltà Italiana nella seconda guerra mondiale(UNI.VO.CA. Quaderno del volontariato culturale. n. 2, aprile 2002 Torino), Siciliani alla corte piemontese nel 700. Don Emanuele Valguarnera (Spiragli, anno XIX, 2007, Palermo).
Altri suoi lavori sono reperibili on line sul sito della Società Italiana di Studi Araldici (www.socistara.it), nella rubrica “Studi”:
- I Sardi di Vittorio Emanuele I e Carlo Felice (anno 2005); Vittorio Amedeo II: un anno in Sicilia (anno 2005); Grandi di Spagna Italiani (anno 2006); I viaggi in Sicilia di Ferdinando II nel 1838 (anno 2006); Ordine in cui intervennero li bracci del Parlamento stabilito in Messina nell’anno 1639 (anno 2006);
e nel notiziario “Sul Tutto”:

- Principe di Butera, primo titolo del Regno (n.0, anno 2005); I Reggio, principi di Campofiorito (n.3, anno 2005); Nota sulle famiglie nobili ammesse all’officio di Senatori ed altre della città di Trapani (n. 6, anno 2006); I principi di Cassaro, Castelli, principi di Torremuzza e marchesi di Motta d’Affermo (n.7, anno 2006); Cavalieri dell’Ordine della Santissima Annunziata Siciliani nel Settecento (n.8, anno 2006); Ricordo del soggiorno della Corte Imperiale Russa a Palermo (n.9, anno 2007).



Nel cuore della provincia palermitana a San Giuseppe Jato (fino a metà Ottocento denominato San Giuseppe dei Mortilli) nasceva il 20 settembre 1875 una singolare e tutta da riscoprire figura di colto diplomatico, storico e scienziato della politica: Antonino D’Alia.

Figlio del dottor Marco (il medico dei poveri generosa personalità dell’Ottocento jatino cui il Comune ha dedicato una via cittadina) e di Donna Giuseppina Riccobono (della cui famiglia fece parte il celebre storico e teorico del diritto romano il professore Salvatore Riccobono che sposò la sorella di Antonino, Francesca, e che fu anche Rettore dell'Ateneo Paler­mitano, Accademico d’Italia e Presidente della Provincia di Palermo negli anni Trenta), Antonino D’Alia ebbe ben altri otto fratelli e sorelle. Dopo gli studi liceali conseguì la laurea in giurisprudenza presso l’Uni­versità di Genova il 26 novembre 1899. Con Decreto Ministeriale del 15 novembre 1902, dopo un esame di concorso, nominato applicato volontario nella carriera consolare è destina­to ad Alessandria.
Vice console a San Paolo del Brasile nel 1904, l’anno seguente venne trasferito a Barcellona e nel 1906 a Smirne. Con Regio Decreto 5 agosto 1907 fu promosso Vice Console di prima classe. Dal 1914 venne trasferito a La Canea.
Richiamato sotto le armi prestò servizio al Ministero degli Esteri e poi alla presidenza del Consiglio dei Ministri. Divenne quindi capo dell’Uf­ficio Politico presso il Governatorato della Dalmazia dal novembre 1918 all’aprile 1919.
Nominato console Generale il 19 gennaio 1923 e Consigliere di Lega­zione nel 1924, in questi anni fu a Bruxelles e a Francoforte sul Meno.
Inviato straordinario e Ministro Plenipotenziario, fu destinato nel 1925 a Montevideo. Per l’intesa e qualificata attività diplomatica venne insignito dei più alti gradi delle decorazioni di Stato: il re Vittorio Emanuele III, con un motu proprio, gli conferisce il grado di commendatore dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro e di Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia. Molte le decorazioni concesse da stati esteri. Per l’opera prestata in occa­sione del terremoto del 28 dicembre 1908 in Calabria e Sicilia fu decorato con medaglia d’argento. Il 20 aprile 1904 sposò a Palermo Maria Pitrè, figlia del celebre an­tropologo e folklorista professore Giuseppe Pitrè. In occasione delle nozze della figlia, il Pitrè le dedicò Studi di leggende popolari siciliane definendo l’avvocato Antonino D’Alia «uno dei più colti vice consoli d’Italia». Una piccola gemma bibliografica, a questo proposito, è un mio "rinvenimento": in occasione delle nozze D’Alia Pitrè (20 aprile 1904) Maria Pizzuto Amico (la madre dello scrittore Antonio Pizzuto), farà dono a Maria e a Nino, di una delicata raccolta di versi di chiara matrice petrarchesca con echi leo­pardiani Canti dell'anima, pubblicati a Palermo dalla tip. C. Sciarrino già Puccio, nello stesso 1904. Sono diciassette liriche accompagnata da una nota a Maria mia, in cui ira l'altro Maria Pizzuto Amico annota: «Sei stata la gioia del padre tuo, il desio delle amiche, che oggi a profusione sfogliano il tuo candido velo dai lattei fiori dell'arancio, e ti circondano amorose; e t'invocano una felicità duratura, quale meriti tu, così buona e gentile (...). Accetta questi poveri versi, che ho voluto raccogliere per le tue nozze; essi esprimono i sentimenti dell'anima mia ove anche tu hai tanta parte! Tu ed il tuo Nino graditeli con i più felici auguri da me, da Giovannino mio dai bambini miei; e Dio vi prosperi ora e sempre! Maria tua».
Da quel matrimonio nacque il 29 gennaio 1905, a San Paolo del Brasile, l’unica loro figlia Giuseppina, spentasi a Roma il 24 dicembre del 1977, che dedicò l’intera sua esistenza alla memoria del nonno Pitrè e del padre.
Nel 1967 Giuseppina D’Alia donò al Museo Etnografico Siciliano Pitrè di Palermo molti importanti cimeli dei due personaggi (il museo fu fondato dallo stesso Pitrè nel 1909 in un ex convento cittadino e dal 1934 trasferito dal direttore e discepolo Giuseppe Cocchiara alla Palazzina Cinese).
Tramite della donazione fu il valoroso professore Gaetano Falzone, al­lora direttore.
Nella biblioteca del Museo, sistemata a Villa Niscemi, abbiamo trovato un inedito manoscritto sulla vita e le opere di Pitrè opera di Maria, poi me­ritoriamente pubblicato sulla rivista etnostorica di Aurelio Rigoli.
Ma queste note biografiche sarebbero solo un doveroso riconoscimento all’attività di questo diplomatico siciliano e parte della storia del paese natio se non intervenisse a sostegno di una pubblica riscoperta la sua monumen­tale fatica di scrittore.
I filoni dell’opera approfondita del D’Alia sono tre: quello più propriamente storico-geografico, quello biografico e l’ampio interesse per la scien­za politica.
Per ciò che riguarda le ricerche e l’indagine storico-geopolitica, con implicanze metapolitiche e con l’occhio costantemente rivolto alla diploma­zia, Antonino D’Alia si dedica fin dal 1904 con un saggio su Il cotone e la sua industria nello stato di San Paolo, cui fanno seguito numerosi volumi e articoli su Francia, Spagna, Dalmazia, Balcania, Austria-Ungheria, Inghil­terra, Russia, Belgio (su questo stato un volume pubblicato a Bologna nel 1922 da Zanichelli prefazionato da Vittorio Emanuele Orlando e intitolato Il Belgio nei suoi vari aspetti e uno pubblicato a Bruxelles dall’editore Dewit nel 1923 La Belgique intellectuelle, economique, politique).
Analisi e ricognizioni accurate su queste nazioni, in cui il D’Alia tenta, riuscendovi, di coniugare la organica sintesi dei vari popoli nascente da co­muni tradizioni, usi, costumi (mettendo a buon frutto la magistrale lezione del suocero Pitrè) ma anche modernamente affrontando le problematiche legate alle relazioni comuni, a quelle con altri stati, le vocazioni sociali, eco­nomiche (in particolare l’agricoltura e i rapporti commerciali) e le esigenze della difesa. Sono di rilevante interesse, in questo quadro, alcuni studi del D’Alia di sorprendente e perdurante interesse: nel 1917, in piena guerra mondiale, D’Alia scrive, edito a Roma, un volume su Le basi nazionali della nuova Europa ed ancora dedicato al sogno dell’Europa delle Patrie (che De Gaulle non aveva ancora teorizzato!) nel 1934 Confederazione Europea. Sui rap­porti euro-africani e sulla politica coloniale nel 1934 due saggi vengono accolti sulla «Rivista Coloniale» e sulla napoletana «Studi Coloniali».
Mentre è del 1919 l’interesse critico ma non demagogico, che D’Alia riserva al tramonto imperiale russo e al nuovo bolscevismo, studio edito dal Ministero Esteri per la Delegazione italiana della Pace a Parigi: La Russia: l'Impero - la repubblica socialista - le nuove formazioni statali. Nella ricerca bibliografica del D’Alia l’altra problematica che abbiamo prima indicato è quella biografica. Si direbbe un interesse speculare, una sorta di riferimento nel personaggio oggetto di indagine come pretesto di un rispecchiamento, come esempio e ammaestramento. Possono così citarsi Il cardinale Richelieu e lo spirito egemonico francese pubblicato sulla «Nuo­va Antologia» (volume 347, 1930); Leggendo la grande sintesi di Pietro Uboldi in «Verità», 1938; Giuseppe Avezzana nel Risorgimento italiano del 1940, Ludovico Manin, ultimo doge di Venezia sempre del 1940, pubblicato dalla Società Editrice del Libro Italiano a Roma, frutto di frequentazione amicale con la famiglia Manin e con il loro archivio-biblioteca, corredato da preziose tavole genealogiche, e infine Napoleone nel giudizio di contem­poranei e posteri, Roma, 1942. Questi profili e la scelta dei personaggi sono oggetto di riflessione dell’ul­timo quindicennio di vita del D’Alia, conclusa la carriera diplomatica.
Terzo filone degli studi di Antonino D’Alia è la scienza politica. Numerosi gli articoli e saggi fra cui La teoria dei contrari e del giusto mezzo («Verità», 1939), Le tre verticali della terra («Verità», 1942); ma di somma importanza sono Popoli e paesi nella storia dell’umanità, Saggio di scienza politica (740 pagine in ottavo edita da Treves a Roma nel 1932); e due tomi del 1938, editi a Roma da Cremonese, a cui D’Alia aveva dedi­cato molti anni di studio: Massime di arte e dì scienza politica raccolta di massime e aforismi con ampia introduzione, sui più svariati temi e problemi lumeggiati dai maggiori personaggi e interpreti della storia dell’umanità, fino al fondamentale Scienza Politica in cui risalta e si completa la fatica del pensatore jatino. Una sorta di storia dell’umanità, una vera e propria storia universale in cui D’Alia, in questi tre ampi volumi, dà prova non solo di erudizione ma anche di preveggenti proposte risolutive. Alberto Lumbroso ne parla, ad esempio, con una puntuale recensione sul numero 16 del 1932 de «Il Marzocco», intitolata Sono ancora possibili le storie universali?, giustamente accostando, la prima delle tre fatiche dell’ «illustre diplomatico» D’Alia, al grande filone che da Erodoto e Polibio fino a Bossuet, Rollili, Herder, Oucken, Hanotaux arriva al Cantù «con un ardore e una fede degni di Lu­dovico Antonio Muratori». Al volume del 1932 il Lumbroso assegna un ruolo di «guida culturale da Vedemecum soltanto agli Uomini di Stato ed ai Diplomatici di pubblico esiguo per quanto scelto, cui si aggiungeranno tutti i lettori che s’interessa­no alla politica come scienza, e alla storia come guida dell’uomo di stato, del Ministero degli Esteri, dell’Ambasciatore, di tutti coloro che si sobbarcano all’arduo compito di dirigere la politica estera della loro patria». Il primato della storia, e non della semplice innovazione senza radici, è ben presente in D’Alia che unisce metodo critico a metodo volgarizzatore «una scienza dif­ficile e complessa com’è quella investigata dagli uomini politici» da distin­guersi bene da «quelli che fanno e vivono della politica» o «politicanti», che non han diritto all’etichetta di «scienziati». Un’opera riuscita e poderosa, come sottolinea ancora il Lumbroso, un «monumentale e classico libro» di cui si occuperà, anche riferendosi a questa recensione citata, Antonio Gramsci nei suoi Quaderni dal carcere (Einaudi, Torino, 1975, p.l 150). Se in questi tre volumi ve la sicura e com­piuta esposizione dell’idea di scienza del D’Alia, bisognerà pure accennare ad un’altra opera originale del Nostro: L’amore nel secolo ventesimo - cause ed effetti della sua decadenza, pubblicata a Roma nel 1942 che sarà anche il suo ultimo libro. Morirà, infatti, nella capitale il 13 settembre 1944 nella sua casa di Via Basento.Le ricerche già compiute, come una tesi di laurea recentemente discus­sa e il volume su La formazione della diplomazia nazionale (1861-1915) - Repertorio biobibliografico dei funzionari del Ministero degli Affari Esteri, curato dal Dipartimento di scienze storiche e sociali dell’Università degli studi di Lecce (edito a Roma nel 1987 dall’Istituto poligrafico e zecca dello Stato), possono rappresentare l’inizio di un auspicabile e corposo appro­fondimento critico della vita e soprattutto dell’opera del D’Alia e la neces­saria ripubblicazione delle sue maggiori fatiche.                                                      (Tommaso Romano)

mercoledì 24 febbraio 2016

Breve Storia del Premio "Salvator Gotta" ed elenco Premiati edizione 2016

Empire International Club

Breve storia del Premio
“SALVATOR GOTTA”
Fondato a Malta nel 1980 per
Onorare il Primo Presidente Internazionale

Il Sigillo Cultura
www.ilsigillonews.blogspot.it


Il Premio Internazionale “Salvator Gotta” è stato istituito dall’Empire International Club nel 1980.
L’Empire è stato fondato a Pescara nel 1976.
Fra i suoi illustri Presidenti: Salvator Gotta, Salvatore Barberi, Enzo Lauretta, Mario Attilio Levi, Evgenij Vaghin, Paolo Salvatori y Lelli.
La prima cerimonia di premiazione, sotto la Presidenza del Chi.mo Prof. Leo Magnino dell’Università di Coimbra (Portogallo), si svolse all’Hotel Osborne di Malta il 6 Settembre 1980 e vide premiati Enzo Lauretta, l’Accademia del Mediterraneo e il suo Presidente il Principe On. Gianfranco Alliata di Montereale, il Principe Gaetano Hardouin di Belmonte, Francesco Grisi e Giuseppe Grieco.
Da allora, annualmente, la Giuria del Premio (dopo la scomparsa di Magnino fu prima presieduta dal Comm. Orazio Siino e poi dal Prof. Tommaso Romano) ha premiato esponenti significativi della cultura e dell’arte, assegnando su indicazione di una Commissione e senza concorso, i riconoscimenti a personalità di ogni campo dello scibile umano oltre, ovviamente, i letterati.
Salvator Gotta (Montalto Dora, 1887 – Rapallo, 1980) fu noto scrittore italiano, fra i più letti e tradotti e fu il Primo Presidente onorario del Club Empire, associazione che vanta delegazioni numerose e qualificate.
L’onore del premio è ora dei club siciliani. Le manifestazioni culturali di premiazione si sono svolte anche in varie capitali europee: al Centro Congressi di Montecarlo, a Vienna, Atene, Namur, Lucerna, Londra, Strasburgo, Roma, Napoli, Firenze, Milano.
In Sicilia il Club è, inoltre, direttamente impegnato nella promozione dell’Accademia Siciliana Cultura Umanistica – ASCU – ora presieduta dal Dott. Giuseppe Bagnasco, nel cui ambito Empire è nata e si sviluppa.


I PREMIATI DELLA TRENTASETTESIMA EDIZIONE
Palermo, ex Real Fonderia alla Cala, 25 Febbraio 2016, ore 16,30

Presidente della Commissione: Prof. Tommaso Romano
Segretario: Acc. Vito Mauro
Componenti della giuria: Prof.ssa Maria Patrizia Allotta;
Dott. Giuseppe Bagnasco; Prof. Antonino Sala

·        Giacinto Alesi
·        Vito Arturo Anzelmo
·        P. Vincenzo Avvinti
·        Elio Corrao
·        Clelia Cucco
·        Katiuska Falbo
·        Ludovico Gippetto
·        Elio Giunta
·        Enzo Giunta
·        Sandra Guddo
·        Alfio Inserra
·        Serena Lao
·        Gaetano Li Destri
·        Damiano Li Vecchi
·        Franco Lo Cascio
·        Francesca Luzzio
·        Teresa Nicoletti
·        Salvatore Pasqualetto
·        Salvatore Ribaudo
·        Giovanni Taibi



Fra gli altri illustri premiati nelle varie edizioni del Premio ricordiamo: S.E. Mons. Cataldo Naro; Dott. Giuseppe Quatriglio; Prof. Pier Felice degli Uberti; Principessa Rosy Astor; Dott. Giuseppe Fumia; Giuseppe Fragale; Prof.ssa Maria Patrizia Allotta; Prof. Gino Pantaleone;  Geom. Vito Mauro; Prof. Antonino Sala; Prof. Maurizio Massimo Bianco; Prof. Antonio Martorana; Baronessa Loredana Mormino; Dott.ssa Elvira Sciurba; Dott. Giuseppe Anello; Giuseppa Amodeo; Dott. Francesco Scorsone; Dott. Germano Scargiali; Ma Fulvia Reys; Maria Pia Lo Verso; Prof. Giuseppe D’Anna; Dott. Mauro Mazza; Prof. Carlo Bianco; Paola Borboni; Prof. Piero Scanziani (Svizzera); Prof. P. Raimondo Spiazzi; Dott. Pietro Sangiorgi; M°. Umberto Luigi Ronco; M.se prof. Giovanni Di Giura; Avv. Luigi Tallarico; Dott. Ugo Campagni; Elisa Orzes Grillone; Prof. Antonino De Rosalia; Prof. Salvatore Di Marco; Ma Francesca di Carpinello; Sara Favarò; Anna Maria Bonfiglio; Dott. Nino Aquila; Prof. Giuseppe Cottone; Ambasciatore Dott. Pietro Gerbore; C.te On. Ministro Alessandro Lessona; S.E. Mons. Andre Marie Cimichella (Malta); Cav. Antonio Agra y Vidal (Spagna); Avv. Giulio Cusimano; Dott. Pasquale Attard; Prof.ssa Anna Lupo; Prof. Saverio La Paglia; Dott.ssa Francesca Calandrelli; Rita Elia; Dott. Giovanni Filingieri; Prof.ssa Maria Elena Mignosi Picone; Dott.ssa Vinny Scorsone; Prof. Vittorio Riera; Dott. Aldo Nuccio; M° Stefano Lo Cicero; Ma Elide Triolo; Giusi Lombardo; Valeria Impollonia; M° Carlo Puleo.


Il Premio si svolge con il patrocinio morale:
Comune di Palermo
Accademia Siciliana Cultura Umanistica
Sindacato Libero Scrittori Italiani – Sezione Sicilia





Presentazione dei volumi di Serena Lao e di Salvatore Pasqualetto. Consegna dei Premi Salvator Gotta per la cultura 2016


mercoledì 5 agosto 2015

Cenni storici Statuto e Regolamento dell’accademia siciliana cultura umanistica, 1988-2015

L’Accademia Siciliana Cultura Umanistica è stata istituita nel 1980 a Palermo nell’ambito e sotto l’egida dell’Empire International Club, (fondato a Pescara il 15 ottobre 1975, ai sensi dell’art. 8 dello Statuto Generale (Re­gistrato Atti Pubblici Notarile 1978 n. 11193, Notaio Catania), con Clubs Services presenti in Europa, Americhe, Asia, Oceania. I Presidenti Interna­zionali sono stati lo scrittore Salvator Gotta, lo storico Mario Attilio Levi, lo slavista russo prof. Eugenij Vaghin, l’on. Salvatore Barberi, lo scrittore Enzo Lauretta. L’attuale Presidente Internazionale dei Clubs Empire vive in Spagna, è S. E. Paolo Salvatori y Lelli che risiede a Valencia.
Il progetto dell’Accademia si sviluppò fra i componenti del Consiglio del Governatorato Sicilia dell’Empire, che è sempre stato guidato dal prof. Tommaso Romano (scrittore, editore di Thule e docente), come espressione dell’élite culturale dell’Ente promotore “Empire”, per premiare il merito anche di non soci del Club e ne ha tuttavia assunto i principi e valori presenti nella Premessa Programmatica allo Statuto Generale. Testo a cui si fa co­stante riferimento e a cui si ispira l’azione culturale e la relativa individua­zione del “Diritto al merito premiale”, che così recita: «La crisi del nostro tempo è essenzialmente morale. Nella consapevolezza del decadimento dei valori portanti della civiltà, della libertà e dello Spirito e nella convinzione che senza la riscoperta dell’uomo e della sua divina missione, nel responsa­bile molo che ad ogni essere compete, del «trascendente» che libera ed in­nalza la personalità autentica e l’integralità differenziata, affratellando nella naturale socialità, superando le vecchie barriere delle ideologie che divi­dono, si auspica la ricerca della Verità e della conoscenza, nel solco della «Tradizione» culturale e civile dei popoli».
Nel dicembre del 1980, come detto, i Consiglieri del Governatorato Si­cilia dell’Empire decidevano di costituire l’Accademia Siciliana Cultura Umanistica A.S.C.U. in memoria dell’illustre scrittore Salvator Gotta da poco scomparso a Rapallo il 7 giugno 1980, affidandone la prima Presidenza al Principe Dott. Gaetano Hardouin Ventimiglia di Belmonte che nominò quali primi Consiglieri: il prof. Gaetano Arno di Messina, il prof. ing. Giu­seppe Pavone docente universitario, la professoressa Itala Sacco Giglio (che fu Presidente per lunghi anni del Club di Palermo e Vice Governatore per la Sicilia, fino alla scomparsa nel 2009), l’avv. Ignazio Romano e il prof. Tom­maso Romano indicandolo quale vice presidente dell’Accademia, di diritto in quanto Socio Fondatore Empire e Governatore dell’Empire Sicilia, che diede alle stampe, proprio nel 1980, per le Edizioni Thule, il volume-manifesto Umanesimo e Socialità con prefazione di Francesco Grisi, il Principe Hardouin presiedette l’intesa con le Edizioni Thule, l’Empire e l’A.S.C.U. la Commisione di Studi Araldici e Genealogici.
Lo Statuto-Regolamento interno dell’A.S.C.U. fissò alcuni basilari punti della sua azione culturale e stabilì che la Presidenza dell’Accademia fosse assegnata ad vitam, tranne dimissioni, morte o volontario ritiro e in questo ultimo caso il Presidente - che è anche Rettore degli Studi Accademici - avrebbe conservato il titolo di Presidente-Rettore degli Studi Onorario con diritto di partecipazione e voto all’interno del Senato Accademico e del Con­siglio e con diritto di indicare il successore.
Dopo la morte nel 1989 del principe Hardouin Ventimiglia di Belmonte, (scrittore e paracadutista, eroe di guerra, Consigliere Comunale di Palermo, nipote diretto di Gabriele D’Annunzio), assunse la Presidenza e il titolo di Rettore degli Studi, il prof. Tommaso Romano che l’ha conservata fino al gennaio del 2010, quando ha indicato quale suo successore a Presidente- Rettore effettivo, ai termini statutari, il dott. Giuseppe Bagnasco, saggista e poeta, già insignito Accademico. Romano ha assunto, quindi, il titolo di Presidente Rettore Onorario dell’Accademia.
Negli anni che vanno dal 1980 al 2009 l’Accademia, di concerto con l’Empire, ma anche autonomamente, ha di norma proceduto a due sessioni l’anno per la nomina di Accademici, unitamente a Convegni, presentazioni librarie, gite studio, nonché alla diretta ideazione e organizzazione del Pre­mio Internazionale Salvator Gotta primo Presidente dell’Empire (Montalto Dora 1887 - Rapallo 1980), per cui i premiati sono anche Accademici di di­ritto dell’A.S.C.U. e iscritti nel relativo Ruolo Generale, sotto la qualifica di Onorari. Nelle stesse occasioni possono anche assegnarsi i Premi “Frag­menta” (istituito nel 1977), nonché il Premio greco-italiano “Michele Ghi- takos” con sede, dal 1983, ad Atene (cofondato dal Principe Gianfranco Alliata di Montereale), che conferisce la distinzione nell’Ordine Internazionale al Merito Culturale Tradizionale e Mediterraneo, quale istituzione non nazionale italiana.
Il prof. Tommaso Romano ha deciso di mantenere la Presidenza effettiva del Premio Salvator Gotta e dei Premi “Ghitakos” e “Fragmenta”, indicando al nuovo Consiglio e al Presidente dott. Bagnasco, di affiancare un Premio “Baronia di Solanto” da assegnare ogni anno per le sezioni studi storici, nuova storiografia municipale e scienza della biografia a personalità parti­ coralmente legate alla ricca e complessa storia del territorio dell’ex Baronia di Solanto, territorio in cui - peraltro - proprio a Casteldaccia, ricade oggi la Sede della Presidenza.
La classe di accesso all’A.S.C.U. è normalmente quella della Beneme­renza Culturale e quella di diritto per i premiati con il “Salvator Gotta”. Il Presidente-Rettore effettivo e quello onorario, possono Motu Proprio nomi­nare quali Accademici Honoris Causa, personalità di altissimo livello socio- culturale, sia italiane che straniere.
Il numero massimo degli Accademici insigniti per la Benemerenza Cul­turale, non deve superare il numero di 99, fra i viventi.

Vito Mauro

I Fondatori P.pe Hardouin di Belmonte e Prof. Romano ricevuti in udienza da S. E. il Cardinale Salvatore Pappalardo (1980) con loro mons. Giuseppe Uzzo, il comm. Orazio Siino, il barone Savatteri Castelli.



STATUTO E REGOLAMENTO DELL’A.S.C.U.
Accademia Siciliana Cultura Umanistica

1. L’Accademia Siciliana Cultura Umanistica è fondata in Palermo nel­l’ambito dell’Empire International Club Governatorato Sicilia, ai sensi dell’Articolo 8 dello Statuto Generale (Registrato agli Atti Pubblici Notaio Catania, 1978, n. 11193).
2. L’Accademia (di seguito A.S.C.U.) è una élite di uomini e donne de­dite alla cultura umanistica nelle lettere, scienze ed arti. Non ha fini di lucro, è apartitica e di ispirazione cristiana per l’affermazione della cultura classica e tradizionale e fa proprie le Premesse Programma­tiche dello Statuto Generale dell’Empire International Club.
3. I sottoscrittori del presente Statuto-Regolamento scelgono “ad vitam” il Presidente- Rettore degli Studi che ha facoltà di nominare i Consiglieri.
4. L’ASCU agirà in piena concordanza con l’Empire International, ma avrà autonomia di azione e di decisione.
5. Di norma l’Accademia si riunisce in Sessione solenne per la nomina degli Accademici due volte l’anno con un tema culturale scelto per la Tornata Accademica.
6. II Presidente-Rettore decade dal suo incarico per dimissioni, morte o volontariamente ed in questo ultimo caso mantiene le prerogative del diritto di voto in seno al Consiglio e al Senato Accademico assumendo la carica di Presidente-Rettore degli Studi Onorario.
7. Si stabilisce di istituire in memoria del primo Presidente dell’Empire, lo scrittore sen. Salvator Gotta, un Premio dedicato alla Sua memoria che potrà essere attribuito anche ai non soci dell’Empire e del- l’ASCU. Gli insigniti saranno di diritto Accademici Honoris Causa dell’ASCU e iscritti progressivamente al Ruolo Generale.
8. Nel caso di contemporanea presenza del Presidente-Rettore effettivo e di quello Onorario il ruolo di precedenza nelle pubbliche adunate spetta al secondo mentre l’effettivo esercizio della guida accademica e sociale al primo. Per i Premi Salvator Gotta il Presidente Rettore e - ove presente - il Presidente Rettore Onorario hanno la facoltà - motu proprio - sentito il Consiglio in modo consultivo, di procedere a nomine Accademiche Honoris Causa.
9. Il Senato Accademico è formato dal Presidente Generale dell’Em­pire, dal Presidente-Rettore e dall’eventuale Presidente-Rettore Ono­rario, dal Decano per età fra gli Accademici e da due Consiglieri facenti parte del Consiglio Direttivo votati dal plenum dei Consi­glieri. Il Senato Accademico indirizza e sceglie le linee scientifiche ed etiche dell’A.S.C.U..
10. Gli Accademici sono scelti dal Senato Accademico sulla base della segnalazione di un Accademico e in base al Curriculum Vitae e Stu- diorurr e per chiara fama e poi iscritti nel ruolo della Benemerenza Culturale per la Sezione specifica e motivata. L’ingresso nell’Acca­demia è assolutamente gratuito e non sono previste quote annuali. L’Accademico può, una tantum, versare una oblazione libera per il funzionamento dell’Accademia e per le sue pubblicazioni.
11. Il Consiglio è formato dal Presidente e dall’eventuale Presidente Onorario e da cinque o più componenti con le attribuzioni di lavoro che il Presidente effettivo vorrà assegnare e che possono essere: Vice Presidente, Segretario, Tesoriere, Cancelliere, Consigliere per il Ce­rimoniale. Al Consiglio è demandata l’attività organizzativa, finan­ziaria e disciplinare dell’ A.S.C.U..
12. L’A.S.C.U. è una libera associazione che rispetta la Costituzione dello Stato Italiano e lo Statuto generale dell’Empire. Il suo sciogli­mento eventuale dipenderà dalla volontà che, a maggioranza, espri­merà il Plenum degli Accademici.

Palermo, 15 dicembre 1980

Letto, firmato e sottoscritto: P.pe Dott. Gaetano Hardouin Ventimiglia di Belmonte, 
Prof. Gaetano Arno, Prof. Ing. Giuseppe Pavone, Prof.ssa Itala Sacco Giglio, 
Avv. Ignazio Romano, Dott. Tommaso Romano, fondatori.


giovedì 11 giugno 2015

MosaicosmoRomano: Memoria del Premio Torre del Lauro

MosaicosmoRomano: Memoria del Premio Torre del Lauro: Ho partecipato e partecipo - come Giurato e come Presidente - a moltissimi Premi Letterari e di varia cultura in tutta Italia, specie in ...