sabato 24 settembre 2016

Mario Attilio Levi: Memoria di un grande Storico e di un uomo coerente

 Scorrendo la copiosissima bibliografia di Mario Attilio Levi (Torino, 12 Giugno 1902 –Milano, 28 Gennaio 1998) non si può non registrare il colpevole oblio che circonda questa straordinaria figura di studioso, di storico e di uomo. Malgrado le ascendenze ebraiche chiare della propria stirpe, protagonista della Guerra di Liberazione e della presa di Imola, medaglia d’argento al Valor Militare, professore emerito e direttore dell’Istituto di Storia Antica dell’Università di  Milano e stimato professore di molte Università straniere (Cornell, Berkeley, Haverford, Puerto Rico) e fra i massimi storici dell’antichità, presidente di centri scientifici di alto livello, accademico dei Lincei, Mario Attilio Levi portò impresso il sigillo dell’uomo libero e coerente,  apertamente  a favore  dell’istituto monarchico, della sua storia e della tradizione nazionale e imperiale, di contro alle egemonie culturali straripanti ieri e oggi in Italia.
Non è neppure ricordato come dovrebbe dall’ambiente umano e socio-politico che pure lo ebbe fra i protagonisti, assai stimato a cominciare, fra gli altri, da S.M. Umberto II, che lo volle vicino nei raduni legittimisti accanto a Sergio Boschiero (come a Beaulieu sur Mer il 4 Giugno 1978), nella Consulta dei Senatori del Regno (nominato il 20 Gennaio 1973) e nell’Unione Monarchica Italiana quale vicepresidente nazionale e insignito dallo stesso Sovrano esule a Cascais, con le massime onorificenze tra cui l’Ordine Civile di Savoia per merito culturale. Destino che ha segnato, peraltro, le “fortune” di altri storici di quella parte e temperie, basti ricordare Gioacchino Volpe, Francesco Cognasso, Niccolò Rodolico, Rodolfo de Mattei, Giovanni Artieri ed ora, fra i pochi storici veramente illustri operanti, Aldo Alessandro Mola.

Oltre cento i suoi volumi editi, a partire dal 1923 con una monografia su Silla e fino alla sua morte, instancabile, produsse centinaia di saggi e articoli sparsi, studi che meritano una bibliografia ulteriore, oltre gli articoli scientifici – pochi – che gli sono stati dedicati.Titolare della cattedra di Storia Romana, poi di Storia Greca all’Università di Torino, Levi dal 1936 fu Professore Ordinario di Storia Antica nell’Università degli Studi di Milano. Fu fondatore e Presidente del Centro Studi e Documentazione sull’Italia Romana, del Centro Ricerche e Documentazione nell’Antichità Classica e del Comitato Internazionale per lo Studio delle Città Antiche (Strasburgo). Fu pure archeologo, partecipò alla seconda guerra mondiale quale Ufficiale negli Alpini e, come ricordato, venne insignito della medaglia d’argento al V.M. per le azioni di resistenza alle forze di occupazione tedesche a Porta S. Paolo a Roma nel settembre 1943, successivamente fu inquadrato nell’Esercito Italiano nel Gruppo di Combattimento “Friuli” e fu tra i liberatori di Imola. A causa delle persecuzioni antisemite usò per alcune sue opere lo pseudonimo di Manlio Canavesi.
È ovviamente impossibile in questa sede ricordare tutti i libri di Mario Attilio Levi, le sue specifiche ricerche, gli affreschi geniali (come quello dedicato ad Alessandro Magno, Rusconi, 1977).
Scrisse i manuali scolastici, con l’idea di permanente attualità e di perenne insegnamento della storia, aperta, praticata senza ideologismi, alla continua ricerca delle fonti veritative, se pure Levi ebbe una sua concezione ben precisa della storia e dell’uomo. Infatti, i suoi libri sono sempre intrisi di cristallina chiarezza e di serena autonomia che, appunto, ce lo consegnano come autentico Maestro.
Fra gli innumerevoli temi trattati da Mario Attilio Levi fra i sui suoi testi vanno almeno ricordati: La Costituzione romana dai Gracchi a Giulio Cesare (1928); Ottaviano Capoparte (2 voll., 1973). Il tempo di Augusto (1951); Nerone e il suo tempo (1953); La lotta politica nel mondo antico (1955, Premio Marzotto 1956); Italia antica (1968 e 1974); Storia dell’Impero Romano (1963 e 1967); altri volumi su Storia e costumi in Grecia antica e in Roma antica (1963); quattro volumi della Storia universale dei popoli e della civiltà (1968) e ancora studi su Plutarco, Aristotele, Pericle.
Conobbi il Prof. Levi ai Convegni  romani della  Fondazione Giacchino Volpe, nella prima metà degli anni Settanta e fino alla loro conclusione negli anni Ottanta, magnificamente organizzati dal figlio dello storico, l’ingegnere Giovanni che diede vita per tre decenni ad una delle più belle e libere pagine dell’editoria nazionale fondando le Edizioni Volpe. Levi vi partecipò assiduamente, collaborando alle riviste della casa editrice “La Torre” e “Intervento”, e con relazioni e studi presenti negli Atti  di più Convegni internazionali, a cui ricordo parteciparono straordinari intellettuali fra i quali  Gustave Thibon, Marcel de Corte, Thomas Molnar, Renzo De Felice, Fausto Gianfranceschi, Francesco Grisi, ecc.
Il rapporto si fece via, via, più amichevole per i convergenti sentimenti e ideali e si rafforzarono grazie alla sua venuta a Palermo, su invito dell’amico Franco Sausa, presidente  del Centro Nazionale Studi Monarchici e dell’UMI della capitale dell’Isola che, nella bella sede di via Parisi, ne ospitò una conferenza sull’attualità della monarchia, consegnandogli il prestigioso Premio Savoia, per le sue opere di valente storico.
Era il 12 maggio 1978, offrii all’illustre Ospite di aderire all’Empire quale Consigliere Onorario e, dopo la sua cordiale accettazione mi spinsi a chiedergli di scrivere un testo sul suo pensiero politico. Cosa che  mi promise, ma senza impegno immediato. Con grande stupore pochi giorni dopo il suo rientro a Milano, mi vidi recapitare, via posta, un manoscritto  con la sua inconfondibile grafia, scritto di getto in un ritaglio di una delle notti trascorse a Palermo.
Grazie alla  solerzia di Enza  Zago e Pasquale Lo Monaco della  Cartografica, potei adempiere al dono ricevuto con la  pubblicazione di un elegante libretto dal significativo titolo Tradizione e controcultura”. L’ora dei tradizionalisti   e dei Monarchici, edito dalle edizioni Thule nello stesso mese di  maggio del 1978. Una lucida disamina delle sue opinioni, una inflessibile difesa della vera cultura  insieme al riconoscimento del merito, ad una speranza di rinascenza, come si può leggere di seguito nel testo che ripropongo.
Oltre alla mia casa editrice Thule, in quel tempo organizzavo  la vita del giovane tradizionalismo italiano che  aveva preso nuovo slancio con i convegni fiorentini del 1972-73 che avevo co-organizzato, e con la nascita della sezione italiana dell’Associazione Internazionale dei   Giusnaturalisti Cattolici “Filippo II”,  sotto la guida del filosofo del Diritto, lo spagnolo Don Francisco Elías de Tejada (ricordo fra i promotori, oltre chi scrive, Piero Vassallo, Pino Tosca, Silvio Vitale, Paolo Caucci, Gianni Allegra), con i fondanti Convegni di Genova  su S. Tommaso (1974), su Vico (Bari, 1975), sui Movimenti popolari antigiacobini  (da me organizzato dal 3 a 5 dicembre 1976, al Don Orione di Palermo) e sul Risorgimento (Roma, presso la sede di Civiltà Cristiana, nel dicembre 1977).
Ferveva la vita inoltre dei Clubs Empire (una proposta classica e tradizionale di associazionismo e convivialità) fondati da pochi anni e già presenti allora in varie città (Pescara, Roma e Palermo fra le prime) e stati esteri e il cui primo Presidente Onorario era stato lo scrittore Salvator Gotta. Fu proprio la figura di Gotta, la cui scomparsa avvenne nel 1980, a propiziare la richiesta (1978) del Comitato Esecutivo Internazionale rivolta a Mario Attilio Levi  di accettare la Presidenza  Internazionale  dell’Empire. Levi rispose, accettando “il grande onore” con “riconoscenza”, il 27 giugno dello stesso anno, dando subito un forte impulso culturale al Sodalizio grazie al prestigio e ai contatti che Egli vantava in campo scientifico in tutto il mondo (specie USA) e nell’ambito  culturale – politico in Italia e in particolare a Milano, dove risiedeva.
Intanto già dal 1976, sull’esempio ben più alto dei Convegni Volpe, avevo organizzato a Palermo, con crescente successo e interesse, non solo di “nicchia”, i Convegni annuali di Thule. Fu proprio nel 1979 a conclusione del quarto incontro  sul tema “Una letteratura per la libertà” (relatori Franz Maria D’Asaro, Dino Grammatico, Michele Rallo, Gaetano Festa, Alberto Schiavo, Giovanni d’Espinosa  e Vincenzo Salmeri), che annunciai – d’accordo con Levi – per l’anno successivo l’annuale appuntamento con il titolo “Verità e menzogna nella ricerca storica”.  
La presenza nel 1980 di Levi a Palermo ebbe tre momenti diversificati, ma convergenti: il primo nella sede della casa editrice Thule in via Ammiraglio Gravina, per una riunione dei quadri siciliani dell’Empire il 23 maggio, con la successiva presentazione del nuovo e più impegnativo volume che avevo appena pubblicato di Mario Attilio Levi, intitolato Il Re Pastore,  in cui l’autore sostiene che “la Monarchia è una categoria permanente e quindi una costante della storia”, e cioè un “discorso continuato e coerente sull’istituto monarchico e sulla sua perenne presenza come categoria storica e come  soluzione ottimale della organizzazione politica della comunità umana”, come scriveva in una sua recensione su “Monarchia oggi”, organo dell’UMI (Novembre - Dicembre 1980), Pasquale Morabito.
Un libro assai argomentato e tuttavia di alta chiarezza e perfetta logica, che farà scrivere ancora al Morabito: “Per il Levi, il concetto fondamentale per una monarchia italiana, è quello del Re Pastore, cioè del Capo di Stato nei modi e nella forma che la realtà storica e popolare richiede. Un Re, tale perché educato a questa funzione e garante della continuità legittima e tradizionale, onorato e rispettato più che temuto, è il tipo del Capo di Stato che si addice  tanto all’Italia  come ai paesi più avanzati e  progrediti del mondo, l’Europa nordica tanto quanto la Spagna”.
La presenza a Palermo di Levi ebbe il suo momento festoso nella storica ricorrenza del 24 Maggio, con una conviviale al Grand Hotel delle Palme e  con una sua prolusione, di grande interesse e accolta con  sinceri consensi, dal titolo: “La storia come insegnamento di vita”. Era presidente del Club Empire di Palermo il compianto comm. Orazio Siino insieme con gli altri illustri Ospiti, relatori del Convegno del giorno successivo: S.E. Pietro Gerbore di Firenze, il greco prof. Costantino Vassillakis, il filosofo genovese prof. Piero Vassallo,  alla presenza di dirigenti  regionali, nazionali e internazionali e dell’Assistente del Club  Mons. Prof. Giuseppe Uzzo.
Il giorno successivo si svolse il progettato Convegno Nazionale, presieduto da Vassillakis, a cui Mario Attilio Levi contribuì con una lezione magistrale riassunta dallo stesso e che ora si pubblica per la prima volta.
Oltre agli Ospiti già citati, intervennero il dott. Giuseppe Fasola, il prof. Augusto dell’Erba, il Prof. Francesco Leoni (relazione letta dall’allora Segretario del Club, il comm. Giovanni Matta, scrittore e poi  Presidente dell’ Ottagono Letterario), il dott. Gaetano Arnò, il prof. Giuseppe Tricoli,  l’avv. Vincenzo Fragalà (martire  sfortunato e ricordo vivo) tutti soci o esponenti dell’Empire.
Lo stesso Levi vergò di pugno il documento finale  del Convegno, che avrebbe riscosso vasta risonanza sulla stampa nazionale e che si chiuse con un saluto e omaggio indirizzato al Re Umberto, per il tramite del Ministro Falcone Lucifero sollecitato da un telegramma, che firmai unitamente allo stesso Levi.
Nel triennio della Presidenza Levi e con suo forte impulso, l’Empire mise più solide basi in Italia e all’estero. A Roma, ad esempio, i vertici del Club videro, grazie a Levi, la presenza operosa di uomini quali S.E. Giovanni  Di Giura, dei professori Leo Magnino e Francesco Grisi, e dell’onorevole  Principe del S.R.I. Gianfranco Alliata di Montereale.
Lo storico torinese ideò inoltre una nuova  e più articolata rivista di studi e approfondimenti che  rispetto alla vigente avrebbe dovuto intitolarsi ARA PACIS. Un disegno ambizioso che non poté realizzarsi per ragioni economiche e per la morte del Re Umberto e che coincise quasi con la nuova Presidenza del Club, affidata al ch.mo Prof. On. le Salvatore Barberi che era stato deputato nel PNM e nella DC ed era anch’Egli membro della Consulta dei Senatori del Regno, Cavaliere dell’Ordine Civile di Savoia e, per un breve periodo, anche Presidente Nazionale dell’U.M.I.
Buon torinese nella tempra e nello stile, studioso e ricercatore di rango, Levi ebbe un carattere aperto al confronto, gentile nel tratto e autorevole nella sostanza. Ebbi modo di incontrarlo ancora a Roma e Milano e nel 1981, ad Atene dove tenne una dotta lezione all’antico Parlamento  greco. L’ultima sua lettera mi fu spedita nel 1989. 
Levi è stato un maestro di storia e di libertà, che ha onorato le Edizioni Thule e l’Empire International Club che ancora testimoniano cultura, umanità e civiltà nella coerenza.
 

 
 


Relazione Levi

Il compito dello storico è reso straordinariamente  difficile dalla manipolazione delle fonti e anche dei documenti che è una conseguenza delle pressioni e delle interferenze provenienti dalla politica, sia da quella contemporanea agli eventi, sia da quella contemporanea al lavoro dello storico. La storiografia moderna ha imparato, da oltre un secolo, a lavorare criticamente sulle fonti, cioè a smascherare le menzogne, le  deformazioni tendenziose e  la propaganda: tuttavia rimane sempre il fatto che ogni opera di storia è intessuta di verità e di menzogna e  soprattutto di interpretazioni che sono ispirate dalle idee di qualcuno che si trova all’origine sulla informazione o in coincidenza con il lavoro dell’odierno storico.
Si potrebbero ricordare esempi illustri benché molto lontani.
Si ricordi per esempio uno degli uomini che dominano  il periodo del tramonto del Medio Evo italiano, Gian Galeazzo Visconti signore di Milano. Gian Galeazzo aveva l’ambizione e i mezzi per tentare di unificare l’Italia almeno fino ai confini dello stato  pontificio. Il suo principale avversario era Firenze, che allora aveva come segretario di stato lo storico Coluccio Salutati. La polemica fra gli scrittori al  servizio visconteo e il  fiorentino si incentrò sulla figura di Giulio Cesare esaltato come  eroe politico dai viscontei, spregiato come tiranno e oppressore dalla cultura fiorentina che esaltava i cesaricidi. In realtà tutta la storia di Cesare e dei suoi uccisori era falsificata dalle due parti, con deliberata alterazione o trascuranza delle informazioni che vengono dalle fonti, per esaltare da un lato il Visconti e i suoi piani, dall’altro per sostenere l’autonomia di  Firenze con una difesa di un tipo di libertà che nulla aveva  in comune con la libertas oligarchica ed aristocratica a  senso unico conclamata da Bruto, Cassio e dagli altri  congiurati delle Idi  di Marzo del 44 a.C.
Del resto, in tempi più vicini a noi, tutta la rivendicazione e resurrezione della cultura classica, greco-latina, dell’Umanesimo e della Rinascenza, non era che uno strumento  per scrollare la cultura cristiana e scolastica del Medioevo, per  contrapporre Platone, Cicerone, Seneca e i neoplatonici a Tommaso Aquinate  e, indirettamente, a quell’Aristotele  di cui la dottrina chiesastica si era  servita per sostenere le sue concezioni.
Esempi maiuscoli di falsificazioni storica non mancano  nel corso dei secoli. La battaglia d’Azis, esaltata dalla  cultura augustea come il trionfo di Ottaviano su Cleopatra e  Antonio alleati, in realtà non fu mai combattuta perché la regina d’Egitto, bloccata nel golfo Ambracico dalla flotta di Ottaviano, riuscì a  sfuggire con la isolata nave di Antonio, la cui flotta fu bruciata dal suo comandante. Esempi di  questo genere non mancano neppure ai giorni nostri, come le cronache di questo secolo  insegnano.
Il compito dello storico dovrebbe essere quello di separare il grano della verità dalla crusca della  menzogna, e questo accade: però con la riserva che, a sua volta, lo storico  introduce  il suo pensiero, cioè la sua interpretazione, in una continua e giustificata dialettica per la appropriazione al passato.


Il documento del 25 Maggio 1980

Il  V Convegno Internazionale delle Edizioni “Thule”, tenutosi a Palermo il 25 Maggio 1980, conclude i suoi lavori con il seguente ordine del giorno:
1)       Plaude all’opera della casa editrice “Thule” per la sua opera costante e costantemente in progresso in servizio delle  idee di tradizione e di continuità nella intera  storia del genere umano e per lo sforzo, coronato da successo, per mantenere gli Italiani nella linea e nelle caratteristiche della loro civiltà e dalla loro nazione;
2)      Afferma che gli uomini debbono conoscere il loro passato e la loro civiltà per poter conoscere se stessi nelle tradizioni e nel patrimonio delle loro millenarie esperienze;
3)      Riconosce che ogni distacco dalle proprie tradizioni significa, per un popolo, fatale e irrimediabile decadenza;
4)      Auspica la intensificazione della lotta di tutti nell’impegno per la riedificazione di tutta la civiltà occidentale, classica e cristiana, senza la quale non esiste civiltà in modo assoluto.


Opere
Di argomento greco
-          Timeo in Diodoro IV e V , Milano: Aegyptus, 1925
-          Un documento d'arbitrato fra Megalopoli e Turia, Torino: Bona, 1931
-          Studi su Timeo di Tauromenio: l'Alessandra, Milano: Vita e pensiero, 1932
-          Fra Oriente e Grecia, Napoli: Gaetano Macchiaroli editore, 1949
-          Studi su Alcibiade, Napoli: Edizioni Scientifiche Italiane, 1950
-          In merito a Tucidide , Napoli: Gaetano Macchiaroli editore, 1952
-          Corso di storia greca; a cura di Sergio Musitelli. Anno accademico 1952-53. (Università degli studi di Milano. Facoltà di Lettere e Filosofia), Milano: Ceum, Coop. Ed. Universitaria Milanese La Goliardica, 1953
-          Corso di storia greca: anno accademico 1953-54, Milano: Cooperativa editoriale Universitaria milanese, 1954
-          Plutarco e il V secolo , Milano; Varese: Istituto editoriale Cisalpino, 1955
-          Nuove postille semantiche isocratee. Nota, Milano: Ist. Lombardo di scienze e lettere, 1958
-          Isocrate: saggio critico, Milano; Varese: Istituto editoriale cisalpino, 1959
-          L'areopagitico di Isocrate e l'emendamento di Clitofonte, Milano; Varese: Tip. Nicola e C., 1959
-          I politeumata e la evoluzione della società ellenica nel IV secolo a.C., Napoli: Macchiaroli, 1963
-          La Grecia antica , Torino: Unione tipografico-editrice torinese, 1963
-          Quattro scritti di storia spartana e altri scritti di storia greca, Milano; Varese: Istituto editoriale cisalpino, 1967
-          Commento storico alla Respublica Atheniensium di Aristotele, Milano; Varese: Istituto editoriale cisalpino, 1968
-          L'Economico di Senofonte e l'Economico di Aristotele: Saggio di indagine contenutistica sul comportamento umano nella Grecia del IV secolo a.C., Milano: Cisalpino-Goliardica, 1972
-          L'idillio XVII di Teocrito e il governo dei primi Tolemei. Nota, Milano: Istituto lombardo di scienze e lettere, 1975
-          Studi tolemaici, Napoli: Macchiaroli, 1975
-          Alessandro Magno, Milano: Rusconi, 1977
-          Introduzione ad Alessandro Magno , Milano: Cisalpino-Goliardica, 1977
-          Il senso della storia greca, Milano: Rusconi, 1979
-          Pericle: Un uomo, un regime, una cultura, Milano: Rusconi, 1980
-          Nerone, Eracle, Ercole, Roma: L'Erma di Bretschneider, 1983
-          The Scythians of Herodotus and the archaeological evidence , Napoli: Istituto Universitario Orientale, 1994
-          (Con Peter Levi, Riccardo Giglielmino e Giovanni Giorgini), La Grecia e il mondo ellenistico. In: Massimo L. Salvadori (a cura di di), La Storia, Vol. III, Roma: La biblioteca di Repubblica, 2004


Di argomento romano

-          La Gallia al tempo della caduta dell'impero romano, Bene Vagienne: Vissio, 1923
-          La caduta della repubblica romana, Messina: Principato, 1924
-          Silla: saggio sulla storia politica di Roma dall'88 all'80 a.C., Milano: Imperia, 1924
-          La battaglia del Muthul, Firenze: Vallecchi, 1925
-          Sallustio e la vita pubblica romana del suo tempo, Torino: Tip. Sociale Torinese, 1926
-          La costituzione romana dai Gracchi a Giulio Cesare, Firenze: Vallecchi, 1928
-          Augusto , Roma: Formiggini, 1929
-          Chi ha vinta la guerra giugurtina, Roma: Edizioni Cremonese, 1931
-          Ottaviano capoparte: storia politica di Roma durante le ultime lotte di supremazia, Voll. 2, Firenze: La Nuova Italia, 1933
-          La Affectatio Regni di Cesare, Torino: L'Erma, 1934
-          La campagna di Costantino nell'Italia settentrionale (a. 312), Torino: Società industriale grafica Fedetto, 1934
-          Roma negli studi storici italiani, Torino: Edizioni de L'Erma, 1934
-          Cicerone, le tre orazioni de lege agraria: 63 a.C., Torino: Edizioni de L'Erma, 1935
-          La politica imperiale di Roma; prefazione di Cesare Maria De Vecchi di Val Cismon, Torino: Paravia & c., 1936
-          Dopo Azio, Dione Cassio: appunti sulle fonti augustee, Voghera: Boriotti e Zolla, 1937
-          La lotta per la successione di Giulio Cesare e l'avvento di Ottaviano Augusto, Milano: Vita e pensiero, 1939
-          S. Maurizio e la legione tebana: un precedente immediato della grande persecuzione di Diocleziano, Domodossola: Tip. Antonioli, 1940
-          La politica estera di Roma antica, Milano: Istituto per gli studi di politica internazionale, 1942
-          La composizione delle Res gestae divi Augusti, Torino: V. Bona, 1945
-          Nerone: Saggio storico, Milano-Messina: G. Principato, 1945
-          «Introduzione». In: Jerome Carcopino, Les secrets de la correspondance de Ciceron, Napoli: Edizioni Scientifiche Italiane, 1948
-          Roma dalle origini ad Augusto; dispense anno accademico 1948-49, Milano: La Goliardica, 1949
-          Storia della religione di Roma antica; dispense del corso di Antichità Romane: anno accademico 1948-49, Milano: la Goliardica, 1949
-          Tito Livio e gli ideali augustei, Napoli: Gaetano Macchiaroli editore, 1949
-          (in collaborazione con Alfredo Passerini) Lineamenti di storia romana, Milano; Varese: Istituto editoriale Cisalpino, 1951
-          Corso di archeologia: il problema spaziale in alcuni momenti dell'arte romana; dispense anno accademico 1950-51, Milano: C.E.U.M., 1951
-          Il tempo di Augusto, Firenze: La nuova Italia, 1951
-          Incivilis potestas, Milano: Giuffrè, 1954
-          La politica di Giulio Cesare: rassegna bibliografica, Messina; Firenze: D'Anna, 1957
-          Preistoria, storia romana, Torino: F. Casanova & C., 1960
-          Brescia nell'età imperiale, Milano: La Goliardica, 1962
-          Iscrizioni relative a Collegia dell'età imperiale, Pavia: Tip. del Libro, 1963
-          L'impero romano: (dalla battaglia di Azio alla morte di Teodosio I), Torino: SEI, 1963
-          Roma antica , Torino: UTET, 1963
-          L'Impero romano: dalla battaglia di Azio alla morte di Teodosio. In: Paolo E. Arias (a cura di), Storia e antichità, Volume II: Storia di Roma, Tomo II, 1, Torino: S.E.I., 1963
-          L'Italia dopo Annibale, Pavia: Amministrazione di Athenaeum, 1965
-          Storia romana dagli Etruschi a Teodosio, Milano; Varese: Istituto editoriale cisalpino, 1967
-          La fondazione del Principato, Milano: Marzorati, 1968
-          L'Italia antica, Milano: A. Mondadori, 1968
-          Nerone e i suoi tempi, Milano: Cisalpino-Goliardica, 1973
-          Il tribunato della plebe e altri scritti su istituzioni pubbliche romane , Milano: Cisalpino-La goliardica, 1978
-          Commodo ed Ercole , Padova: Antenore, 1980
-          Il regno delle api e la domus Augusta , Napoli: Macchiaroli, 1983
-          Nerone, Eracle, Ercole , Roma: L'Erma di Bretschneider, 1983
-          L'Italia antica: Dalla preistoria alla fine dell'età imperiale , Milano: Mondadori, 1984
-          Augusto e il suo tempo , Milano: Rusconi Editore, 1986
-          Il mondo dei greci e dei romani , Padova: Piccin, 1987
-          L'Italia nell'evo antico , Padova: Piccin, 1988
-           Ercole e Semo Sanco (Properzio, IV, 9,70 ss.) , Napoli: Macchiaroli, 1989
-          Plebei e patrizi nella Roma arcaica, Como: New Press, 1992
-          Storia romana dalle origini al 476 d.C., Bologna: Cisalpino, 1992
-          Adriano Augusto: studi e ricerche, Roma: L'Erma di Bretschneider, 1993
-          Adriano: un ventennio di cambiamento, Milano: Rusconi Libri, 1994
-          Ercole e Roma, Roma: L'Erma di Bretschneider, 1997
-          Di argomento vario[modifica | modifica wikitesto]
-          Tradizione e storia: prolusione, Torino: tip. sociale torinese, 1924
-          Contributi alla storia dei re d'Italia nel sec. X. Nota, Torino: Tip. V. Bona, 1928
-          La politica delle nascite, Torino: Druetto, 1930
-          Gli argenti di Marengo, Torino: s.n., 1936
-          Classe dominante e ceto di governo, Milano: Istituto editoriale italiano, 1948
-          Corso di storia antica: Per il Ginnasio superiore, Torino: G. B. Paravia e C., 1948
-          Storia classica e storia universale, Napoli: Associazione italiana di cultura classica, 1952
-          La storia antica negli studi sovietici, Milano: Cisalpino-goliardica, 1958
-          La televisione e i suoi riflessi sociali , Roma: Gismondi, 1958
-          Le Università in U.S.A, Firenze: Le Monnier, 1960
-          Sulla applicabilità della analisi sociologica agli studi di storia antica. Nota, Milano: Istituto lombardo di scienze e lettere, 1961
-          La lotta politica nel mondo antico, Milano: Mondadori, 1963 (anche in due ed. inglesi: Londra 1965 e New York 1968).
-          La società nel mondo classico , Torino: ERI classe unica, 1966
-          Protesta giovanile e riforma Universitaria, Roma: Istituto Grafico Tiberino, 1968
-          Neo positivismo e tecnologia moderna nell'indagine storica , Milano: s.n., 1969
-          Né liberi né schiavi: gruppi sociali e rapporti di lavoro nel mondo ellenistico-romano , Milano: Cisalpino-Goliardica, 1976
-          Il re pastore, Palermo: Thule, 1978
-          Tradizione e controcultura: l'ora dei tradizionalisti e dei monarchici , Palermo: Edizioni Thule, 1978
-          Strutture e residui politici nell'antichità , Napoli: Macchiaroli, 1983
-          Note di metodo , Milano: Cisalpino Goliardica, 1987
-          Il mondo dei greci e dei romani, Padova: Piccin, 1987
-          Asiatic and Western subordination in antiquity: laoi, dediticii and familia , Tokyo: the society for studies on resistance movements in antiquity, 1988
-          I nomadi alla frontiera: i popoli delle steppe e l'antico mondo greco-romano, Roma: L'Erma di Bretschneider, 1989
-          La città antica: morfologia e biografia della aggregazione urbana nell'antichità , Roma: L'Erma di Bretschneider, 1989
-          Il Gruppo di combattimento Friuli nella guerra di liberazione , Roma: Centro studi e ricerche storiche sulla guerra di liberazione, 1997



sabato 10 settembre 2016

L’Empire International Club celebra solennemente a Palermo il 30 settembre 2016 il suo Quarantesimo Anniversario di fondazione

L’Empire International Club celebra solennemente a Palermo il 30 settembre 2016 il suo Quarantesimo Anniversario di fondazione (Pescara, 1976) a Villa Niscemi ricordando l’evento, con la consegna di Premi alla Cultura dedicati al suo secondo Presidente Internazionale, il grande storico dell’antichità e Accademico dei Lincei Prof. Mario Attilio Levi (1902 -1998). Verrà anche presentato il volume del socio Pasquale Attard “Dal Califfato al Regno”. La memoria del grande intellettuale torinese, che fu più volte a Palermo, viene ora messa in luce in questa occasione con il profilo che segue da Tommaso Romano fra i superstiti fondatori dell’Empire, che fu amico ed editore con Thule di due suoi libri, con questa breve memoria biografica e personale, con un inedito e la riedizione di un suo testo.

Mario Attilio Levi:
Memoria di un grande Storico e di un uomo coerente

di Tommaso Romano


Mario Attilio Levi al Convegno del 1980 delle EdizioniThule.
da sinistra Pietro Gerbore, Costantino Vassillakis e Tommaso Romano. 
Scorrendo la copiosissima bibliografia di Mario Attilio Levi (Torino, 12 Giugno 1902 –Milano, 28 Gennaio 1998) non si può non registrare il colpevole oblio che circonda questa straordinaria figura di studioso, di storico  e di uomo. Malgrado le ascendenze ebraiche chiare della propria stirpe, protagonista della Guerra di Liberazione e della presa di Imola, medaglia d’argento al valor Militare, professore emerito e direttore dell’Istituto di Storia Antica dell’Università di  Milano e stimato professore di molte Università straniere (Cornell, Berkeley, Haverford, Puerto Rico) e fra i massimi storici dell’antichità, presidente di centri scientifici di alto livello, accademico dei Lincei, Mario Attilio Levi portò impresso il sigillo dell’uomo libero e coerente,  apertamente  a favore  dell’istituto monarchico, della sua storia e della tradizione nazionale e imperiale, di contro alle egemonie culturali straripanti ieri e oggi in Italia. Non è neppure ricordato  come dovrebbe dall’ambiente umano e socio-politico che pure lo ebbe fra i protagonisti, assai stimato, a cominciare fra gli altri , da S.M.  Umberto II, che lo volle vicino nei raduni legittimisti accanto a Sergio Boschiero (come a Beaulieu sur Mer il 4 Giugno 1978), nella Consulta dei Senatori del Regno (nominato il 20 Gennaio 1973) e nell’Unione Monarchica Italiana quale vicepresidente nazionale e insignito  dallo stesso Sovrano esule a Cascais, con le massime onorificenze tra cui l’Ordine Civile di Savoia per merito culturale. Destino che ha segnato, peraltro,  le “fortune “ di altri storici di quella parte e temperie, basti ricordare Gioacchino Volpe,  Francesco Cognasso, Niccolò Rodolico, Rodolfo de Mattei, Giovanni Artieri ed ora, fra i pochi storici veramente illustri operanti, Aldo Alessandro Mola. Clicca qui per continuare a leggere



mercoledì 6 aprile 2016

Il Premio della Tradizione "Antonino D'Alia" al Duca Generale Dr. Alberico Lo Faso di Serradifalco

Verrà consegnato il 7 Aprile 2016 il Premio Internazionale della Tradizione "Antonino D'Alia", nella sede della Fondazione Thule Cultura di Palermo al Duca Generale Dr. Alberico Lo Faso di Serradifalco, massimo storico di Vittorio Amedeo II Re di Sicilia e di Sardegna, noto araldista e Presidente della S.I.S.A. - Società Italiana di Studi Araldici - con sede a Torino. Il Premio Internazionale insieme a quelli Nazionali, fu assegnato lo scorso anno a Julio Loredo per il suo volume edito a Cantagalli sulla  Teologia della liberazione. Il Premio, presieduto da Tommaso Romano, Cancelliere Antonino Sala del Colle San Nicolò, segnala ogni anno dal 1994 Studiosi, Artisti, Ricercatori italiani e stranieri. 

Breve nota Biografica
Alberico Lo Faso di Serradifalco è nato a Bologna nel 1935 e vive a Torino. Già ufficiale dell’Esercito e funzionario della Presidenza del Consiglio, è dal 2004 presidente della Società Italiana di Studi Araldici. Studioso di storia, è autore dei volumi 5 mesi sul Don. Ricordi della campagna di Russia di un ufficiale della Sforzesca (Roberto Chiaramonte Editore, Torino, 2003), basato su scritti e ricordi del padre Domenico; Palermo 1713 (Ilapalma, Palermo, 2004) sul censimento di Palermo; Parabola di una rivoluzione. Giovanni Maria Angioy tra Sardegna e Piemonte (Fondazione Istituto Storico Giuseppe Siotto, Cagliari, 2008), raccolta di documenti sui moti in Sardegna fra il 1793 ed il 1796.
Ha inoltre pubblicato Piemontesi in Sicilia. La lunga marcia del Conte Maffei (Studi Piemontesi, novembre 1999, vol. XXVIII, fasc.2), L’assedio di Messina: Luglio-Settembre 1718 (Studi Piemontesi, dicembre 2003, vol.XXXII, fasc.2),Siciliani al servizio del Regno di Sardegna nel XVIII secolo (Studi Piemontesi, novembre 2000, vol. XXIX, fasc. 2), Il ruolo della nobiltà piemontese nelle campagne di guerra 1703-1706 (Memorie ed attualità dell’Assedio di Torino del 1706 tra spirito europeo ed identità regionale. Atti del convegno, Torino 29 e 30 settembre 2006, edito dal Centro Studi Piemontesi, Torino, 2006), La cripta della basilica Mauriziana di Torino, cappella dell’Immacolata Concezione di Maria Santissima (Studi Piemontesi, dicembre 2007, vol. XXXVI, fasc.2), Scorci di guerra in Sicilia, luglio 1718-maggio 1720(Archivio Storico Siciliano, Serie IV, Vol. XXX, 2004 Palermo), La nobiltà Italiana nella seconda guerra mondiale(UNI.VO.CA. Quaderno del volontariato culturale. n. 2, aprile 2002 Torino), Siciliani alla corte piemontese nel 700. Don Emanuele Valguarnera (Spiragli, anno XIX, 2007, Palermo).
Altri suoi lavori sono reperibili on line sul sito della Società Italiana di Studi Araldici (www.socistara.it), nella rubrica “Studi”:
- I Sardi di Vittorio Emanuele I e Carlo Felice (anno 2005); Vittorio Amedeo II: un anno in Sicilia (anno 2005); Grandi di Spagna Italiani (anno 2006); I viaggi in Sicilia di Ferdinando II nel 1838 (anno 2006); Ordine in cui intervennero li bracci del Parlamento stabilito in Messina nell’anno 1639 (anno 2006);
e nel notiziario “Sul Tutto”:

- Principe di Butera, primo titolo del Regno (n.0, anno 2005); I Reggio, principi di Campofiorito (n.3, anno 2005); Nota sulle famiglie nobili ammesse all’officio di Senatori ed altre della città di Trapani (n. 6, anno 2006); I principi di Cassaro, Castelli, principi di Torremuzza e marchesi di Motta d’Affermo (n.7, anno 2006); Cavalieri dell’Ordine della Santissima Annunziata Siciliani nel Settecento (n.8, anno 2006); Ricordo del soggiorno della Corte Imperiale Russa a Palermo (n.9, anno 2007).



Nel cuore della provincia palermitana a San Giuseppe Jato (fino a metà Ottocento denominato San Giuseppe dei Mortilli) nasceva il 20 settembre 1875 una singolare e tutta da riscoprire figura di colto diplomatico, storico e scienziato della politica: Antonino D’Alia.

Figlio del dottor Marco (il medico dei poveri generosa personalità dell’Ottocento jatino cui il Comune ha dedicato una via cittadina) e di Donna Giuseppina Riccobono (della cui famiglia fece parte il celebre storico e teorico del diritto romano il professore Salvatore Riccobono che sposò la sorella di Antonino, Francesca, e che fu anche Rettore dell'Ateneo Paler­mitano, Accademico d’Italia e Presidente della Provincia di Palermo negli anni Trenta), Antonino D’Alia ebbe ben altri otto fratelli e sorelle. Dopo gli studi liceali conseguì la laurea in giurisprudenza presso l’Uni­versità di Genova il 26 novembre 1899. Con Decreto Ministeriale del 15 novembre 1902, dopo un esame di concorso, nominato applicato volontario nella carriera consolare è destina­to ad Alessandria.
Vice console a San Paolo del Brasile nel 1904, l’anno seguente venne trasferito a Barcellona e nel 1906 a Smirne. Con Regio Decreto 5 agosto 1907 fu promosso Vice Console di prima classe. Dal 1914 venne trasferito a La Canea.
Richiamato sotto le armi prestò servizio al Ministero degli Esteri e poi alla presidenza del Consiglio dei Ministri. Divenne quindi capo dell’Uf­ficio Politico presso il Governatorato della Dalmazia dal novembre 1918 all’aprile 1919.
Nominato console Generale il 19 gennaio 1923 e Consigliere di Lega­zione nel 1924, in questi anni fu a Bruxelles e a Francoforte sul Meno.
Inviato straordinario e Ministro Plenipotenziario, fu destinato nel 1925 a Montevideo. Per l’intesa e qualificata attività diplomatica venne insignito dei più alti gradi delle decorazioni di Stato: il re Vittorio Emanuele III, con un motu proprio, gli conferisce il grado di commendatore dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro e di Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia. Molte le decorazioni concesse da stati esteri. Per l’opera prestata in occa­sione del terremoto del 28 dicembre 1908 in Calabria e Sicilia fu decorato con medaglia d’argento. Il 20 aprile 1904 sposò a Palermo Maria Pitrè, figlia del celebre an­tropologo e folklorista professore Giuseppe Pitrè. In occasione delle nozze della figlia, il Pitrè le dedicò Studi di leggende popolari siciliane definendo l’avvocato Antonino D’Alia «uno dei più colti vice consoli d’Italia». Una piccola gemma bibliografica, a questo proposito, è un mio "rinvenimento": in occasione delle nozze D’Alia Pitrè (20 aprile 1904) Maria Pizzuto Amico (la madre dello scrittore Antonio Pizzuto), farà dono a Maria e a Nino, di una delicata raccolta di versi di chiara matrice petrarchesca con echi leo­pardiani Canti dell'anima, pubblicati a Palermo dalla tip. C. Sciarrino già Puccio, nello stesso 1904. Sono diciassette liriche accompagnata da una nota a Maria mia, in cui ira l'altro Maria Pizzuto Amico annota: «Sei stata la gioia del padre tuo, il desio delle amiche, che oggi a profusione sfogliano il tuo candido velo dai lattei fiori dell'arancio, e ti circondano amorose; e t'invocano una felicità duratura, quale meriti tu, così buona e gentile (...). Accetta questi poveri versi, che ho voluto raccogliere per le tue nozze; essi esprimono i sentimenti dell'anima mia ove anche tu hai tanta parte! Tu ed il tuo Nino graditeli con i più felici auguri da me, da Giovannino mio dai bambini miei; e Dio vi prosperi ora e sempre! Maria tua».
Da quel matrimonio nacque il 29 gennaio 1905, a San Paolo del Brasile, l’unica loro figlia Giuseppina, spentasi a Roma il 24 dicembre del 1977, che dedicò l’intera sua esistenza alla memoria del nonno Pitrè e del padre.
Nel 1967 Giuseppina D’Alia donò al Museo Etnografico Siciliano Pitrè di Palermo molti importanti cimeli dei due personaggi (il museo fu fondato dallo stesso Pitrè nel 1909 in un ex convento cittadino e dal 1934 trasferito dal direttore e discepolo Giuseppe Cocchiara alla Palazzina Cinese).
Tramite della donazione fu il valoroso professore Gaetano Falzone, al­lora direttore.
Nella biblioteca del Museo, sistemata a Villa Niscemi, abbiamo trovato un inedito manoscritto sulla vita e le opere di Pitrè opera di Maria, poi me­ritoriamente pubblicato sulla rivista etnostorica di Aurelio Rigoli.
Ma queste note biografiche sarebbero solo un doveroso riconoscimento all’attività di questo diplomatico siciliano e parte della storia del paese natio se non intervenisse a sostegno di una pubblica riscoperta la sua monumen­tale fatica di scrittore.
I filoni dell’opera approfondita del D’Alia sono tre: quello più propriamente storico-geografico, quello biografico e l’ampio interesse per la scien­za politica.
Per ciò che riguarda le ricerche e l’indagine storico-geopolitica, con implicanze metapolitiche e con l’occhio costantemente rivolto alla diploma­zia, Antonino D’Alia si dedica fin dal 1904 con un saggio su Il cotone e la sua industria nello stato di San Paolo, cui fanno seguito numerosi volumi e articoli su Francia, Spagna, Dalmazia, Balcania, Austria-Ungheria, Inghil­terra, Russia, Belgio (su questo stato un volume pubblicato a Bologna nel 1922 da Zanichelli prefazionato da Vittorio Emanuele Orlando e intitolato Il Belgio nei suoi vari aspetti e uno pubblicato a Bruxelles dall’editore Dewit nel 1923 La Belgique intellectuelle, economique, politique).
Analisi e ricognizioni accurate su queste nazioni, in cui il D’Alia tenta, riuscendovi, di coniugare la organica sintesi dei vari popoli nascente da co­muni tradizioni, usi, costumi (mettendo a buon frutto la magistrale lezione del suocero Pitrè) ma anche modernamente affrontando le problematiche legate alle relazioni comuni, a quelle con altri stati, le vocazioni sociali, eco­nomiche (in particolare l’agricoltura e i rapporti commerciali) e le esigenze della difesa. Sono di rilevante interesse, in questo quadro, alcuni studi del D’Alia di sorprendente e perdurante interesse: nel 1917, in piena guerra mondiale, D’Alia scrive, edito a Roma, un volume su Le basi nazionali della nuova Europa ed ancora dedicato al sogno dell’Europa delle Patrie (che De Gaulle non aveva ancora teorizzato!) nel 1934 Confederazione Europea. Sui rap­porti euro-africani e sulla politica coloniale nel 1934 due saggi vengono accolti sulla «Rivista Coloniale» e sulla napoletana «Studi Coloniali».
Mentre è del 1919 l’interesse critico ma non demagogico, che D’Alia riserva al tramonto imperiale russo e al nuovo bolscevismo, studio edito dal Ministero Esteri per la Delegazione italiana della Pace a Parigi: La Russia: l'Impero - la repubblica socialista - le nuove formazioni statali. Nella ricerca bibliografica del D’Alia l’altra problematica che abbiamo prima indicato è quella biografica. Si direbbe un interesse speculare, una sorta di riferimento nel personaggio oggetto di indagine come pretesto di un rispecchiamento, come esempio e ammaestramento. Possono così citarsi Il cardinale Richelieu e lo spirito egemonico francese pubblicato sulla «Nuo­va Antologia» (volume 347, 1930); Leggendo la grande sintesi di Pietro Uboldi in «Verità», 1938; Giuseppe Avezzana nel Risorgimento italiano del 1940, Ludovico Manin, ultimo doge di Venezia sempre del 1940, pubblicato dalla Società Editrice del Libro Italiano a Roma, frutto di frequentazione amicale con la famiglia Manin e con il loro archivio-biblioteca, corredato da preziose tavole genealogiche, e infine Napoleone nel giudizio di contem­poranei e posteri, Roma, 1942. Questi profili e la scelta dei personaggi sono oggetto di riflessione dell’ul­timo quindicennio di vita del D’Alia, conclusa la carriera diplomatica.
Terzo filone degli studi di Antonino D’Alia è la scienza politica. Numerosi gli articoli e saggi fra cui La teoria dei contrari e del giusto mezzo («Verità», 1939), Le tre verticali della terra («Verità», 1942); ma di somma importanza sono Popoli e paesi nella storia dell’umanità, Saggio di scienza politica (740 pagine in ottavo edita da Treves a Roma nel 1932); e due tomi del 1938, editi a Roma da Cremonese, a cui D’Alia aveva dedi­cato molti anni di studio: Massime di arte e dì scienza politica raccolta di massime e aforismi con ampia introduzione, sui più svariati temi e problemi lumeggiati dai maggiori personaggi e interpreti della storia dell’umanità, fino al fondamentale Scienza Politica in cui risalta e si completa la fatica del pensatore jatino. Una sorta di storia dell’umanità, una vera e propria storia universale in cui D’Alia, in questi tre ampi volumi, dà prova non solo di erudizione ma anche di preveggenti proposte risolutive. Alberto Lumbroso ne parla, ad esempio, con una puntuale recensione sul numero 16 del 1932 de «Il Marzocco», intitolata Sono ancora possibili le storie universali?, giustamente accostando, la prima delle tre fatiche dell’ «illustre diplomatico» D’Alia, al grande filone che da Erodoto e Polibio fino a Bossuet, Rollili, Herder, Oucken, Hanotaux arriva al Cantù «con un ardore e una fede degni di Lu­dovico Antonio Muratori». Al volume del 1932 il Lumbroso assegna un ruolo di «guida culturale da Vedemecum soltanto agli Uomini di Stato ed ai Diplomatici di pubblico esiguo per quanto scelto, cui si aggiungeranno tutti i lettori che s’interessa­no alla politica come scienza, e alla storia come guida dell’uomo di stato, del Ministero degli Esteri, dell’Ambasciatore, di tutti coloro che si sobbarcano all’arduo compito di dirigere la politica estera della loro patria». Il primato della storia, e non della semplice innovazione senza radici, è ben presente in D’Alia che unisce metodo critico a metodo volgarizzatore «una scienza dif­ficile e complessa com’è quella investigata dagli uomini politici» da distin­guersi bene da «quelli che fanno e vivono della politica» o «politicanti», che non han diritto all’etichetta di «scienziati». Un’opera riuscita e poderosa, come sottolinea ancora il Lumbroso, un «monumentale e classico libro» di cui si occuperà, anche riferendosi a questa recensione citata, Antonio Gramsci nei suoi Quaderni dal carcere (Einaudi, Torino, 1975, p.l 150). Se in questi tre volumi ve la sicura e com­piuta esposizione dell’idea di scienza del D’Alia, bisognerà pure accennare ad un’altra opera originale del Nostro: L’amore nel secolo ventesimo - cause ed effetti della sua decadenza, pubblicata a Roma nel 1942 che sarà anche il suo ultimo libro. Morirà, infatti, nella capitale il 13 settembre 1944 nella sua casa di Via Basento.Le ricerche già compiute, come una tesi di laurea recentemente discus­sa e il volume su La formazione della diplomazia nazionale (1861-1915) - Repertorio biobibliografico dei funzionari del Ministero degli Affari Esteri, curato dal Dipartimento di scienze storiche e sociali dell’Università degli studi di Lecce (edito a Roma nel 1987 dall’Istituto poligrafico e zecca dello Stato), possono rappresentare l’inizio di un auspicabile e corposo appro­fondimento critico della vita e soprattutto dell’opera del D’Alia e la neces­saria ripubblicazione delle sue maggiori fatiche.                                                      (Tommaso Romano)