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venerdì 20 ottobre 2017
lunedì 16 ottobre 2017
martedì 11 aprile 2017
lunedì 21 novembre 2016
Tommaso Romano, "Elogio della Distinzione" (Ed. Thule)
LA DISTINZIONE COME NOBILTÀ NEI CAVALIERI DELLO
SPIRITO
di Giuseppe Bagnasco
Dopo l’Elogio dell’ozio di Bertrand Russel e
il più vetusto Elogio della pazzia di Erasmo da Rotterdam, tra i più rinomati e
che si “distinguono” dai tanti, per gli argomenti similari trattati nel campo
della disquisizione antroposociologica, ecco l’arrivo sul tavolo delle nostre
“distrazioni”, quasi a completamento di una sorta di Trilogia, L’Elogio della Distinzione
(Fondazione Thule Cultura – Palermo 2016) del filosofo Tommaso Romano. Non è un
trattato ma un “manifesto”, una riflessione non confessionale, sullo stato e
condizione contingente e spirituale a cui è pervenuta la società contemporanea
del mondo che per semplificazione chiamiamo “occidentale”. Un manifesto,
dicevamo, che si può leggere alla stregua di un manuale di regole educative,
senza per questo assumere i connotati di una filippica sebbene a tratti appaia
come significativa e volitiva “omelia”. Né poteva essere diversamente per
l’argomento affrontato e che spazia per tutto l’arco della devianza nei
comportamenti “tradizionali” dell’uomo odierno.
Per potere scrutare a primo acchito il
poderoso testo e carpirne le parti più salienti, visto che è composto da ben
tre “corpi” relativi ad un saggio dell’Autore, un saggio dell’illustre
Amadeo-Martin Rey y Cabieses e un ricco e unico Florilegio di Autori, ci viene
in soccorso il sottotitolo: Aristocrazia, Cavalleria, Nobiltà, Stile in tempo
di barbarie. Non c’è alcun dubbio nell’affermare che si tratti di una
esplorazione storica e sociologica su ciò che questi “titoli” hanno
rappresentato e che l’Autore sottolinea
con l’intercalare il testo di disegni riferiti a momenti d’azione della
Cavalleria d’un tempo con schiere
cristiane affrontanti le saracene e la raffigurazione nell’antifrontespizio della
sagoma idealizzata del Krak (fortezza crociata in Siria) dei Cavalieri
Ospitalieri di Gerusalemme divenuti poi di Rodi, infine di Malta e oggi
rappresentati dallo SMOM.
Tommaso Romano, non nuovo nell’esposizione
di “tesi teologali” sullo spirito, da buon cristiano di fede qual è, mette al
servizio del dettato di Dio, la vestitura armata del distinto “Cavaliere dello
Spirito”. E lo fa discettando sui temi sopraindicati, a cominciare dal concetto
di Aristocrazia, distinguendo quella di spada da quella dello spirito. L’aristocratico, nel composto della semantica
greca di aristòs (eccellenza) e cratòs (potere di governo), delinea una persona
che si governa da sé e per espansione, colui che si isola dalla folla. E per
folla, come afferma l’Autore, s’intende quanti sono accomunati nella volgarità,
rozzezza, dozzinalità e violenza del comportamento nelle parole come negli atti,
fino ai modi. Tuttavia, sempre nel proseguo della ratio in Romano, l’isolarsi
dalla realtà, l’eccessivo autocontrollo, compresa la mancanza di ironia, non
consentono l’educazione alla nobiltà che, di contro, si consegue nella capacità
del saper scegliere il confacente rapporto con il prossimo. L’aristocratico è
pertanto la persona distinta, custode di quei valori che dovrebbero armare i suddetti Cavalieri per conquistare “nelle
steppe del nulla, la Gerusalemme Celeste. Il tutto”. Oggi che il
“progressismo”, l’innaturale livellamento sessuale, l’omologazione alla
massificazione, portano ai conseguenti disvalori, fra tutto questo declinare un
posto privilegiato è riservato ad una virtù d’eccellenza: l’Onore.
Ora, a prescindere dalle valutazioni sottolineate
dallo storico Franco Cardini che lo conforma a dignità personale, reputazione e
onorabilità comportanti il diritto della
persona al rispetto e alla stima, bisognerebbe qui aprire uno spaccato su
questa virtù che, a parere non solo nostro, incardina tutte le qualità del
“buon uomo”, del buon cristiano ma che non si riflette nel diverso homo bonus del
poeta Marziale. Incominciamo, purtroppo, col dire che le culture della
menzogna, dell’ipocrisia, hanno inferto una profonda e dolorosa ferita nel
comportamento deontologico degli uomini e in particolare nel malinteso senso
dell’onore soprattutto se riferito alla latina sacralità della parola data, pacta
servanda sunt, come comprova, per mantenerla, il sacrificio del console Marco Attilio Regolo. Pensiamo
ad esempio a quanti giustificano un loro scomposto agire con un’alzata di
spalle o con quel “Je m’en fous”, di recente pronunciato dal Presidente della
Commissione Europea Juncker e che fa comprendere quale ingloriosa fine abbia
fatto quel certo bon ton!. Ma la trasgressione del senso dell’onore ha antica
data giacchè la ritroviamo, spulciando la mitologia greca o passi della Bibbia,
nei racconti del “padre” Zeus che ricorreva al travestimento e finanche alla
sostituzione di persona per sedurre con l’inganno le belle mortali o come nella
vergognosa e subdola condotta di Re David quando mandò in guerra, in prima
linea e quindi alla morte Uria, lo sposo della bella Betsabea che aveva sedotto
e che comunque poi da vedova sposò. E ancora, non possiamo elencarli tutti, nel
tradimento fatto da un certo Horatio Nelson nei confronti dell’Ammiraglio
Caracciolo (la resa in cambio della vita) e che invece fece impiccare sulla
murata della sua Victory contravvenendo come un volgare pirata alla parola
data. Infine, ricorrendo alla Storia, ancora sull’onore tradito, quando Enrico
IV di Francia pur di mantenere salda la sua corona abiurò alla sua fede
protestante e abbracciò quella cattolica con un probabile e analogo “Je m’en
fous” nel famoso “Parigi val bene una messa!”. Ma i dettati del codice d’onore
hanno sempre governato, lungo il corso dei tempi, gli uomini giusti e probi e
ciò sin dai codici cavallereschi del Medioevo giungendo per alcuni tratti, perfino
a quelli non scritti dell’onorata società, uniformemente intesa in tutto il
nostro Meridione e giunta, con l’emigrazione “imposta” dopo la sua
piemontesizzazione, fino alla “frontiera” dell’Ovest americano. Erano codici
che tutelavano l’onestà della donna, intoccabilità dei bambini, la parola data,
con in aggiunta il divieto di sparare alle spalle o ad un uomo disarmato. Norme
non scritte nella vita che, fino all’abolizione formale del feudalesimo, si
conduceva nei feudi e che era regolata da un castaldo, un soprastante, un
fattore che amministravano la giustizia “parallela” essendo i feudi luoghi
spesso “inaccessibili” anche alle compagnie rurali dei governi del tempo.
Nacque lì la vecchia “onorata società” da non confondere con la successiva
malavita organizzata o coi “picciotti” di La Masa che furono, ma ancor prima in
letteratura nei manzoniani “bravi” di Don Rodrigo o nei severi “tribunali” della
setta panormita dei Beati Paoli di natoliana memoria, il loro capostipite. Era
quest’ultima una “Confraternita” segreta, come afferma il Villabianca, di
uomini valenti che perseguivano i valori della difesa dei deboli e della
giustizia pur rimanendo nelle loro feroci sentenze ferventi religiosi e credenti
in Dio e al Santo di Paola, a cui si richiamavano. A uomini di tal fatta, a
questi “uomini d’onore”, si deve l’appellativo di “cristiano”. Ma torniamo all’Elogio
della Distinzione e al tema della Ecosofia affrontato dal filosofo Romano nel
riconsiderare il senso della abitazione in cui si vive.
Al pari di Francesco Alberoni che nel novero
della scienza della comunicazione include quella che avviene attraverso il
vestire certi abiti dando a questi la facoltà di dare un messaggio su chi li
indossa, così il Nostro attribuisce lo stesso significato all’arredamento e al
gusto di disporlo in un certo modo nella dimora di una persona dalle qualità
“aristocratiche”. E questo come proiezione della propria identità dedicando tra
gli arredi anche uno spazio ai ritratti dei propri antenati a guisa dei Lari e
dei Penati dei Latini. Completano, conclude Romano, la bellezza della dimora,
non necessariamente un palazzo, il poter accudire l’eventuale giardino di casa
o il curare il collezionismo al pari di un personale museo, considerando
entrambi come manifestazioni secondarie del gusto del dimorante. Con questo
fare si può contrastare, aggiunge l’Autore, il completamento dell’ecatombe che
incalza e principalmente col formare, con persone che in ciò si riconoscono,
una sorta di patriziato civico di pochi ma decisi “Cavalieri”. Titolo di
nobiltà, ammonisce il Nostro, che non deve essere acquisito tramite sedicenti
Istituti che l’elargiscono dietro compenso essendo insita la possibilità di poter
incorrere così, in quel “Todos Caballeros” che l‘imperatore Carlo V concesse a
certi postulanti sardi che lo reclamavano. Frase che oggi viene usata in tono
dispregiativo annullando di fatto la distinzione o il prestigio dei pochi che
lo meritano.
Fatto salvo questo primo “tomo” che forma il
“corpus iuris” principale dell’Elogio della Distinzione, essa incorpora altresì
una poderosa antologia, un Florilegio di Autori che espongono le loro frasi,
trattazioni, aforismi nel reticolo degli argomenti qui esposti, con particolare
riguardo al significato di Aristocrazia. Pur tuttavia di questi Eccellenti non
ci è possibile citare tutti i nomi dal momento che in dettaglio l’elenco supera
le cento pagine. Fa da cornice a tanto disquisire, un prezioso saggio del nobile
spagnolo Don Amadeo-Martin Rey y Cabieses, storico e critico nell’ambito
araldico-cavalleresco della Classe aristocratica e della Tradizione iberica, che
ne approfondisce lo studio, con un particolare riguardo a quello genealogico italiano.
Il saggio dell’Illustre, Componente dell’Audizione Generale e Consigliere della
Real Deputazione del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio nonché Membro
Corrispondente del Collegio Araldico di Roma, risulta diviso in Nobleza,
Aristocracia e Caballeria, speculari in qualche modo al sottotitolo dell’Elogio
della Distinzione. Nella reflexion final l’Illustre raccomanda il rispetto
della palabra dada, la bondad y la generosidad e la valentia y la humildada de
corazòn perché solo la loro actuaciòn es la mejor aristocracia , cioè quella
del poder de la bondad.
Alla termine di queste note, una riflessione,
anche se non esaustiva, di quanto ci resta, speriamo in seguito non in briciole
di memoria, della meritoria opera del “mosaicosmico” Magister. Senza scadere
nella facile apologia di maniera, si resta “impressionati” da questo album di
fotografie-commentario che, senza tema di supponenza, potremmo definire “De
humanitate destructa”, giusto per parafrasare i commentari cesariani, nonchè coinvolti
dall’afflato che traspare dalla malcelata angoscia con cui l’Autore esamina
l’uomo sedotto e concupito dalla Tecnolatria dalla quale non si può distaccare
senza il paventato pericolo di non apparire “politically correct”. Il richiamo
risulta un accorato appello a quanti si avviano ciecamente verso l’abisso
dell’anima trascinando con sé duemila anni di cammino e di acquisizione di una
civiltà della quale restano testimoni ineguagliabili città uniche come Atene,
Roma, Alessandria, Gerusalemme, Venezia, Pietroburgo. Un richiamo quindi per
impedire a costoro di non finire aggrappati, in un rigurgito di ravvedimento, a
quella “Zattera della Medusa” che tanto bene rappresenta la deriva di uomini
disperati, il dipinto di Theodore Gèricault. A ben vedere, l’Elogio della
Distinzione costituisce una sorta di testamento spirituale del Cavaliere dello Spirito
Tommaso Romano, appartenente purtroppo all’esausto filone di un certo nuovo
romanticismo, non letterario ma spirituale nel senso che si richiama al Passato
vestendo la parola di “Redentore” di una certa cultura. Un testamento
spirituale, dicevamo, che si coglie in questo Discepolo della Cultura che quale
Pellegrino del Cosmo chiude questo pregevole lavoro, con fare quasi
colloquiale, con un congedo, certamente non occasionale. Egli infatti inserisce
al confine dei “tomi” trattati, un testo dal significativo titolo “Congedo al
cafè de Maistre”. E volutamente, prendendone a prestito il nome, sceglie per
siffatto “eremo senza terra”, l’immaginario ricovero in un Caffè, posto di
fronte il mare nel Foro Borbonico (oggi Italico), dove in una atmosfera
pregnante di “art nouveau”, si ritrova a scrivere, tra un caffè e il
centellinare di un Porto, avvolto nell’aria da una coinvolgente musica
mozartiana, una lettera, quasi una immaginaria “epistola apostolica” rivolta ad
una civiltà al tramonto. In questa, da buon Anacoreta occulto, chiama alla
resistenza con quel pudore, riserbo, dignità,
sensi comuni ai pochi frequentatori di quel Caffè, anche se ritiene che
tutto è perduto, riprendendo in ciò la frase di Francesco Primo di Francia
nell’infausto giorno di Pavia, nel messaggio alla propria madre, “Tutto è
perduto fuorchè l’onore”. Ed è nel nome di queste virtù e dell’onore che il
Romano, come in un battesimo liturgico, rinuncia al satana della egemonia
tecnologica e alla dittatura del pensiero unico nello stesso modo in cui rinuncia
agli applausi dei falsi adulatori, esprimendo come unica aspirazione quella di
essere lasciato in pace dentro un immaginario Chiostro. E’ nel contesto di
queste note che il Filosofo appare nelle vesti più dimesse dell’ordinario
umano, svelando una sorta di stanchezza per l’impari lotta contro questo mondo
destinato al declino, riponendo però l’ultima speranza nel salvataggio ad opera
della divina Provvidenza. Si chiude così questa antologia, questo
breviario-manuale di concetti, richiami, esortazioni che, iniziati con la
Distinzione, anima della nobiltà del cuore e dello spirito, giungono al termine
di questo excursus, alla malinconia nel corpo senza tuttavia coinvolgerne
l’anima.
martedì 11 ottobre 2016
sabato 24 settembre 2016
Mario Attilio Levi: Memoria di un grande Storico e di un uomo coerente
Scorrendo
la copiosissima bibliografia di Mario Attilio Levi (Torino, 12 Giugno 1902
–Milano, 28 Gennaio 1998) non si può non registrare il colpevole oblio che
circonda questa straordinaria figura di studioso, di storico e di uomo.
Malgrado le ascendenze ebraiche chiare della propria stirpe, protagonista della
Guerra di Liberazione e della presa di Imola, medaglia d’argento al Valor Militare,
professore emerito e direttore dell’Istituto di Storia Antica dell’Università
di Milano e stimato professore di molte
Università straniere (Cornell, Berkeley, Haverford, Puerto Rico) e fra i
massimi storici dell’antichità, presidente di centri scientifici di alto
livello, accademico dei Lincei, Mario Attilio Levi portò impresso il sigillo
dell’uomo libero e coerente, apertamente
a favore
dell’istituto monarchico, della sua storia e della tradizione nazionale
e imperiale, di contro alle egemonie culturali straripanti ieri e oggi in
Italia.
Nel triennio della Presidenza Levi e con
suo forte impulso, l’Empire mise più solide basi in Italia e all’estero. A
Roma, ad esempio, i vertici del Club videro, grazie a Levi, la presenza operosa
di uomini quali S.E. Giovanni Di Giura, dei
professori Leo Magnino e Francesco Grisi, e dell’onorevole Principe del S.R.I. Gianfranco Alliata di
Montereale.






Del
resto, in tempi più vicini a noi, tutta la rivendicazione e resurrezione della
cultura classica, greco-latina, dell’Umanesimo e della Rinascenza, non era che
uno strumento per scrollare la cultura
cristiana e scolastica del Medioevo, per
contrapporre Platone, Cicerone, Seneca e i neoplatonici a Tommaso Aquinate
e, indirettamente, a quell’Aristotele di cui la dottrina chiesastica si era servita per sostenere le sue concezioni.
Non è neppure ricordato come dovrebbe
dall’ambiente umano e socio-politico che pure lo ebbe fra i protagonisti, assai
stimato a cominciare, fra gli altri, da S.M. Umberto II, che lo volle vicino
nei raduni legittimisti accanto a Sergio Boschiero (come a Beaulieu sur Mer il
4 Giugno 1978), nella Consulta dei Senatori del Regno (nominato il 20 Gennaio
1973) e nell’Unione Monarchica Italiana quale vicepresidente nazionale e
insignito dallo stesso Sovrano esule a Cascais, con le massime onorificenze tra
cui l’Ordine Civile di Savoia per merito culturale. Destino che ha segnato, peraltro,
le “fortune” di altri storici di quella parte e temperie, basti ricordare Gioacchino
Volpe, Francesco Cognasso, Niccolò Rodolico, Rodolfo de Mattei, Giovanni
Artieri ed ora, fra i pochi storici veramente illustri operanti, Aldo
Alessandro Mola.
Oltre cento i suoi volumi editi, a
partire dal 1923 con una monografia su Silla e fino alla sua morte,
instancabile, produsse centinaia di saggi e articoli sparsi, studi che meritano
una bibliografia ulteriore, oltre gli articoli scientifici – pochi – che gli sono
stati dedicati.Titolare
della cattedra di Storia Romana, poi di Storia Greca all’Università di Torino,
Levi dal 1936 fu Professore Ordinario di Storia Antica nell’Università degli
Studi di Milano. Fu fondatore e Presidente del Centro Studi e Documentazione sull’Italia
Romana, del Centro Ricerche e Documentazione nell’Antichità Classica e del
Comitato Internazionale per lo Studio delle Città Antiche (Strasburgo). Fu pure
archeologo, partecipò alla seconda guerra mondiale quale Ufficiale negli Alpini
e, come ricordato, venne insignito della medaglia d’argento al V.M. per le
azioni di resistenza alle forze di occupazione tedesche a Porta S. Paolo a Roma
nel settembre 1943, successivamente fu inquadrato nell’Esercito Italiano nel
Gruppo di Combattimento “Friuli” e fu tra i liberatori di Imola. A causa delle
persecuzioni antisemite usò per alcune sue opere lo pseudonimo di Manlio
Canavesi.
È ovviamente impossibile in questa sede
ricordare tutti i libri di Mario Attilio Levi, le sue specifiche ricerche, gli
affreschi geniali (come quello dedicato ad Alessandro Magno, Rusconi, 1977).
Scrisse i manuali scolastici, con l’idea
di permanente attualità e di perenne insegnamento della storia, aperta, praticata
senza ideologismi, alla continua ricerca delle fonti veritative, se pure Levi
ebbe una sua concezione ben precisa della storia e dell’uomo. Infatti, i suoi libri
sono sempre intrisi di cristallina chiarezza e di serena autonomia che,
appunto, ce lo consegnano come autentico Maestro.
Fra gli innumerevoli temi trattati da
Mario Attilio Levi fra i sui suoi testi vanno almeno ricordati: La Costituzione
romana dai Gracchi a Giulio Cesare (1928); Ottaviano Capoparte (2 voll., 1973).
Il tempo di Augusto (1951); Nerone e il suo tempo (1953); La lotta politica nel
mondo antico (1955, Premio Marzotto 1956); Italia antica (1968 e 1974); Storia
dell’Impero Romano (1963 e 1967); altri volumi su Storia e costumi in Grecia
antica e in Roma antica (1963); quattro volumi della Storia universale dei
popoli e della civiltà (1968) e ancora studi su Plutarco, Aristotele, Pericle.
Conobbi il Prof. Levi ai Convegni romani della
Fondazione Giacchino Volpe, nella prima metà degli anni Settanta e fino
alla loro conclusione negli anni Ottanta, magnificamente organizzati dal figlio
dello storico, l’ingegnere Giovanni che diede vita per tre decenni ad una delle
più belle e libere pagine dell’editoria nazionale fondando le Edizioni Volpe.
Levi vi partecipò assiduamente, collaborando alle riviste della casa editrice “La
Torre” e “Intervento”, e con relazioni e studi presenti negli Atti di più Convegni internazionali, a cui ricordo
parteciparono straordinari intellettuali fra i quali Gustave Thibon, Marcel de Corte, Thomas
Molnar, Renzo De Felice, Fausto Gianfranceschi, Francesco Grisi, ecc.
Il rapporto si fece via, via, più
amichevole per i convergenti sentimenti e ideali e si rafforzarono grazie alla
sua venuta a Palermo, su invito dell’amico Franco Sausa, presidente del Centro Nazionale Studi Monarchici e dell’UMI
della capitale dell’Isola che, nella bella sede di via Parisi, ne ospitò una
conferenza sull’attualità della monarchia, consegnandogli il prestigioso Premio
Savoia, per le sue opere di valente storico.
Era il 12 maggio 1978, offrii
all’illustre Ospite di aderire all’Empire quale Consigliere Onorario e, dopo la
sua cordiale accettazione mi spinsi a chiedergli di scrivere un testo sul suo
pensiero politico. Cosa che mi promise,
ma senza impegno immediato. Con grande stupore pochi giorni dopo il suo rientro
a Milano, mi vidi recapitare, via posta, un manoscritto con la sua inconfondibile grafia, scritto di
getto in un ritaglio di una delle notti trascorse a Palermo.
Grazie alla solerzia di Enza Zago e Pasquale Lo Monaco della Cartografica, potei adempiere al dono
ricevuto con la pubblicazione di un
elegante libretto dal significativo titolo Tradizione
e controcultura”. L’ora dei tradizionalisti
e dei Monarchici, edito dalle edizioni Thule nello stesso mese
di maggio del 1978. Una lucida disamina
delle sue opinioni, una inflessibile difesa della vera cultura insieme al riconoscimento del merito, ad una
speranza di rinascenza, come si può leggere di seguito nel testo che ripropongo.
Oltre alla mia casa editrice Thule, in
quel tempo organizzavo la vita del
giovane tradizionalismo italiano che
aveva preso nuovo slancio con i convegni fiorentini del 1972-73 che
avevo co-organizzato, e con la nascita della sezione italiana dell’Associazione
Internazionale dei Giusnaturalisti Cattolici
“Filippo II”, sotto la guida del
filosofo del Diritto, lo spagnolo Don Francisco Elías de Tejada (ricordo fra i
promotori, oltre chi scrive, Piero Vassallo, Pino Tosca, Silvio Vitale, Paolo Caucci,
Gianni Allegra), con i fondanti Convegni di Genova su S. Tommaso (1974), su Vico (Bari, 1975),
sui Movimenti popolari antigiacobini (da
me organizzato dal 3 a 5 dicembre 1976, al Don Orione di Palermo) e sul
Risorgimento (Roma, presso la sede di Civiltà Cristiana, nel dicembre 1977).
Ferveva la vita inoltre dei Clubs Empire
(una proposta classica e tradizionale di associazionismo e convivialità) fondati
da pochi anni e già presenti allora in varie città (Pescara, Roma e Palermo fra
le prime) e stati esteri e il cui primo Presidente Onorario era stato lo
scrittore Salvator Gotta. Fu proprio la figura di Gotta, la cui scomparsa
avvenne nel 1980, a propiziare la richiesta (1978) del Comitato Esecutivo
Internazionale rivolta a Mario Attilio Levi
di accettare la Presidenza Internazionale dell’Empire. Levi rispose, accettando “il
grande onore” con “riconoscenza”, il 27 giugno dello stesso anno, dando subito
un forte impulso culturale al Sodalizio grazie al prestigio e ai contatti che Egli
vantava in campo scientifico in tutto il mondo (specie USA) e nell’ambito culturale – politico in Italia e in
particolare a Milano, dove risiedeva.
Intanto già dal 1976, sull’esempio ben
più alto dei Convegni Volpe, avevo organizzato a Palermo, con crescente
successo e interesse, non solo di “nicchia”, i Convegni annuali di Thule. Fu
proprio nel 1979 a conclusione del quarto incontro sul tema “Una letteratura per la libertà”
(relatori Franz Maria D’Asaro, Dino Grammatico, Michele Rallo, Gaetano Festa,
Alberto Schiavo, Giovanni d’Espinosa e
Vincenzo Salmeri), che annunciai – d’accordo con Levi – per l’anno successivo
l’annuale appuntamento con il titolo “Verità e menzogna nella ricerca storica”.
La presenza nel 1980 di Levi a Palermo
ebbe tre momenti diversificati, ma convergenti: il primo nella sede della casa
editrice Thule in via Ammiraglio Gravina, per una riunione dei quadri siciliani
dell’Empire il 23 maggio, con la successiva presentazione del nuovo e più
impegnativo volume che avevo appena pubblicato di Mario Attilio Levi, intitolato
Il Re Pastore, in cui l’autore sostiene che “la Monarchia è
una categoria permanente e quindi una costante della storia”, e cioè un
“discorso continuato e coerente sull’istituto monarchico e sulla sua perenne
presenza come categoria storica e come
soluzione ottimale della organizzazione politica della comunità umana”,
come scriveva in una sua recensione su “Monarchia oggi”, organo dell’UMI
(Novembre - Dicembre 1980), Pasquale Morabito.
Un libro assai argomentato e tuttavia di
alta chiarezza e perfetta logica, che farà scrivere ancora al Morabito: “Per il
Levi, il concetto fondamentale per una monarchia italiana, è quello del Re
Pastore, cioè del Capo di Stato nei modi e nella forma che la realtà storica e
popolare richiede. Un Re, tale perché educato a questa funzione e garante della
continuità legittima e tradizionale, onorato e rispettato più che temuto, è il
tipo del Capo di Stato che si addice
tanto all’Italia come ai paesi
più avanzati e progrediti del mondo,
l’Europa nordica tanto quanto la Spagna”.
La presenza a Palermo di Levi ebbe il
suo momento festoso nella storica ricorrenza del 24 Maggio, con una conviviale
al Grand Hotel delle Palme e con una sua
prolusione, di grande interesse e accolta con
sinceri consensi, dal titolo: “La storia come insegnamento di vita”. Era
presidente del Club Empire di Palermo il compianto comm. Orazio Siino insieme con
gli altri illustri Ospiti, relatori del Convegno del giorno successivo: S.E.
Pietro Gerbore di Firenze, il greco prof. Costantino Vassillakis, il filosofo genovese
prof. Piero Vassallo, alla presenza di
dirigenti regionali, nazionali e internazionali
e dell’Assistente del Club Mons. Prof.
Giuseppe Uzzo.
Il giorno successivo si svolse il
progettato Convegno Nazionale, presieduto da Vassillakis, a cui Mario Attilio
Levi contribuì con una lezione magistrale riassunta dallo stesso e che ora si
pubblica per la prima volta.
Oltre agli Ospiti già citati,
intervennero il dott. Giuseppe Fasola, il prof. Augusto dell’Erba, il Prof.
Francesco Leoni (relazione letta dall’allora Segretario del Club, il comm.
Giovanni Matta, scrittore e poi Presidente
dell’ Ottagono Letterario), il dott. Gaetano Arnò, il prof. Giuseppe
Tricoli, l’avv. Vincenzo Fragalà (martire sfortunato e ricordo vivo) tutti soci o
esponenti dell’Empire.
Lo stesso Levi vergò di pugno il
documento finale del Convegno, che
avrebbe riscosso vasta risonanza sulla stampa nazionale e che si chiuse con un
saluto e omaggio indirizzato al Re Umberto, per il tramite del Ministro Falcone
Lucifero sollecitato da un telegramma, che firmai unitamente allo stesso Levi.
Nel triennio della Presidenza Levi e con
suo forte impulso, l’Empire mise più solide basi in Italia e all’estero. A
Roma, ad esempio, i vertici del Club videro, grazie a Levi, la presenza operosa
di uomini quali S.E. Giovanni Di Giura, dei
professori Leo Magnino e Francesco Grisi, e dell’onorevole Principe del S.R.I. Gianfranco Alliata di
Montereale.
Lo storico torinese ideò inoltre una
nuova e più articolata rivista di studi
e approfondimenti che rispetto alla
vigente avrebbe dovuto intitolarsi ARA PACIS. Un disegno ambizioso che non poté
realizzarsi per ragioni economiche e per la morte del Re Umberto e che coincise
quasi con la nuova Presidenza del Club, affidata al ch.mo Prof. On. le
Salvatore Barberi che era stato deputato nel PNM e nella DC ed era anch’Egli
membro della Consulta dei Senatori del Regno, Cavaliere dell’Ordine Civile di
Savoia e, per un breve periodo, anche Presidente Nazionale dell’U.M.I.
Buon torinese nella tempra e nello
stile, studioso e ricercatore di rango, Levi ebbe un carattere aperto al confronto,
gentile nel tratto e autorevole nella sostanza. Ebbi modo di incontrarlo ancora
a Roma e Milano e nel 1981, ad Atene dove tenne una dotta lezione all’antico
Parlamento greco. L’ultima sua lettera
mi fu spedita nel 1989.
Levi è stato un maestro di storia e di
libertà, che ha onorato le Edizioni Thule e l’Empire International Club che
ancora testimoniano cultura, umanità e civiltà nella coerenza.






Relazione
Levi
Il compito dello storico è reso
straordinariamente difficile dalla
manipolazione delle fonti e anche dei documenti che è una conseguenza delle
pressioni e delle interferenze provenienti dalla politica, sia da quella
contemporanea agli eventi, sia da quella contemporanea al lavoro dello storico.
La storiografia moderna ha imparato, da oltre un secolo, a lavorare
criticamente sulle fonti, cioè a smascherare le menzogne, le deformazioni tendenziose e la propaganda: tuttavia rimane sempre il
fatto che ogni opera di storia è intessuta di verità e di menzogna e soprattutto di interpretazioni che sono
ispirate dalle idee di qualcuno che si trova all’origine sulla informazione o
in coincidenza con il lavoro dell’odierno storico.
Si potrebbero ricordare esempi illustri
benché molto lontani.
Si ricordi per esempio uno degli uomini
che dominano il periodo del tramonto del
Medio Evo italiano, Gian Galeazzo Visconti signore di Milano. Gian Galeazzo
aveva l’ambizione e i mezzi per tentare di unificare l’Italia almeno fino ai
confini dello stato pontificio. Il suo
principale avversario era Firenze, che allora aveva come segretario di stato lo
storico Coluccio Salutati. La polemica fra gli scrittori al servizio visconteo e il fiorentino si incentrò sulla figura di Giulio
Cesare esaltato come eroe politico dai
viscontei, spregiato come tiranno e oppressore dalla cultura fiorentina che esaltava
i cesaricidi. In realtà tutta la storia di Cesare e dei suoi uccisori era
falsificata dalle due parti, con deliberata alterazione o trascuranza delle
informazioni che vengono dalle fonti, per esaltare da un lato il Visconti e i
suoi piani, dall’altro per sostenere l’autonomia di Firenze con una difesa di un tipo di libertà
che nulla aveva in comune con la libertas oligarchica ed aristocratica
a senso unico conclamata da Bruto,
Cassio e dagli altri congiurati delle Idi di Marzo del 44 a.C.
Esempi maiuscoli di falsificazioni
storica non mancano nel corso dei
secoli. La battaglia d’Azis, esaltata dalla cultura augustea come il trionfo di Ottaviano
su Cleopatra e Antonio alleati, in
realtà non fu mai combattuta perché la regina d’Egitto, bloccata nel golfo
Ambracico dalla flotta di Ottaviano, riuscì a
sfuggire con la isolata nave di Antonio, la cui flotta fu bruciata dal
suo comandante. Esempi di questo genere
non mancano neppure ai giorni nostri, come le cronache di questo secolo insegnano.
Il compito dello storico dovrebbe essere
quello di separare il grano della verità dalla crusca della menzogna, e questo accade: però con la riserva
che, a sua volta, lo storico
introduce il suo pensiero, cioè
la sua interpretazione, in una continua e giustificata dialettica per la
appropriazione al passato.
Il
documento del 25 Maggio 1980
Il V Convegno Internazionale delle Edizioni
“Thule”, tenutosi a Palermo il 25 Maggio 1980, conclude i suoi lavori con il
seguente ordine del giorno:
1)
Plaude
all’opera della casa editrice “Thule” per la sua opera costante e costantemente
in progresso in servizio delle idee di tradizione
e di continuità nella intera storia del
genere umano e per lo sforzo, coronato da successo, per mantenere gli Italiani
nella linea e nelle caratteristiche della loro civiltà e dalla loro nazione;
2)
Afferma
che gli uomini debbono conoscere il loro passato e la loro civiltà per poter
conoscere se stessi nelle tradizioni e nel patrimonio delle loro millenarie
esperienze;
3)
Riconosce
che ogni distacco dalle proprie tradizioni significa, per un popolo, fatale e
irrimediabile decadenza;
4)
Auspica
la intensificazione della lotta di tutti nell’impegno per la riedificazione di
tutta la civiltà occidentale, classica e cristiana, senza la quale non esiste
civiltà in modo assoluto.
Opere
Di
argomento greco
-
Timeo in Diodoro IV e V , Milano:
Aegyptus, 1925
-
Un documento d'arbitrato fra Megalopoli
e Turia, Torino: Bona, 1931
-
In merito a Tucidide , Napoli:
Gaetano Macchiaroli editore, 1952
-
Corso di storia greca; a cura di Sergio
Musitelli. Anno accademico 1952-53. (Università degli studi di Milano. Facoltà
di Lettere e Filosofia), Milano: Ceum, Coop. Ed. Universitaria Milanese La
Goliardica, 1953
-
Corso di storia greca: anno accademico
1953-54, Milano: Cooperativa editoriale Universitaria milanese, 1954
-
Plutarco e il V secolo , Milano;
Varese: Istituto editoriale Cisalpino, 1955
-
Isocrate: saggio critico, Milano;
Varese: Istituto editoriale cisalpino, 1959
-
L'areopagitico di Isocrate e
l'emendamento di Clitofonte, Milano; Varese: Tip. Nicola e C., 1959
-
I politeumata e la evoluzione della
società ellenica nel IV secolo a.C., Napoli: Macchiaroli, 1963
-
Quattro scritti di storia spartana e
altri scritti di storia greca, Milano; Varese: Istituto editoriale cisalpino,
1967
-
Commento storico alla Respublica
Atheniensium di Aristotele, Milano; Varese: Istituto editoriale cisalpino, 1968
-
L'Economico di Senofonte e l'Economico
di Aristotele: Saggio di indagine contenutistica sul comportamento umano nella
Grecia del IV secolo a.C., Milano: Cisalpino-Goliardica, 1972
-
L'idillio XVII di Teocrito e il governo
dei primi Tolemei. Nota, Milano: Istituto lombardo di scienze e lettere, 1975
-
Studi tolemaici, Napoli: Macchiaroli,
1975
-
Introduzione ad Alessandro Magno ,
Milano: Cisalpino-Goliardica, 1977
-
Il senso della storia greca, Milano:
Rusconi, 1979
-
Pericle: Un uomo, un regime, una
cultura, Milano: Rusconi, 1980
-
The
Scythians of Herodotus and the archaeological evidence , Napoli: Istituto Universitario Orientale, 1994
-
(Con Peter
Levi,
Riccardo Giglielmino e Giovanni Giorgini), La Grecia e il mondo ellenistico.
In: Massimo L. Salvadori (a cura di di), La Storia, Vol. III, Roma: La
biblioteca di Repubblica, 2004
Di
argomento romano
-
La Gallia al tempo della caduta
dell'impero romano, Bene Vagienne: Vissio, 1923
-
La caduta della repubblica romana, Messina:
Principato, 1924
-
Silla: saggio sulla storia politica di
Roma dall'88 all'80 a.C., Milano: Imperia, 1924
-
Sallustio e la vita pubblica romana del
suo tempo, Torino: Tip. Sociale Torinese, 1926
-
La costituzione romana dai Gracchi a
Giulio Cesare, Firenze: Vallecchi, 1928
-
Chi ha vinta la guerra giugurtina, Roma:
Edizioni Cremonese, 1931
-
Ottaviano capoparte: storia politica di
Roma durante le ultime lotte di supremazia, Voll. 2, Firenze: La
Nuova Italia, 1933
-
La Affectatio Regni di Cesare, Torino:
L'Erma, 1934
-
La campagna di Costantino nell'Italia
settentrionale (a. 312), Torino: Società industriale grafica Fedetto, 1934
-
Roma negli studi storici italiani,
Torino: Edizioni de L'Erma, 1934
-
Cicerone, le tre orazioni de lege
agraria: 63 a.C., Torino: Edizioni de L'Erma, 1935
-
La politica imperiale di Roma;
prefazione di Cesare Maria De Vecchi di Val Cismon, Torino: Paravia
& c., 1936
-
Dopo Azio, Dione Cassio: appunti sulle
fonti augustee, Voghera: Boriotti e Zolla, 1937
-
La lotta per la successione di Giulio
Cesare e l'avvento di Ottaviano Augusto, Milano: Vita e pensiero,
1939
-
S. Maurizio e la legione tebana: un
precedente immediato della grande persecuzione di Diocleziano, Domodossola:
Tip. Antonioli, 1940
-
La politica estera di Roma antica,
Milano: Istituto per gli studi di politica internazionale, 1942
-
La composizione delle Res gestae divi
Augusti, Torino: V. Bona, 1945
-
Nerone: Saggio storico, Milano-Messina:
G. Principato, 1945
-
«Introduzione». In: Jerome
Carcopino, Les secrets de la correspondance de Ciceron, Napoli: Edizioni Scientifiche
Italiane, 1948
-
Roma dalle origini ad Augusto; dispense
anno accademico 1948-49, Milano: La Goliardica, 1949
-
Storia della religione di Roma antica;
dispense del corso di Antichità Romane: anno accademico 1948-49, Milano: la
Goliardica, 1949
-
(in collaborazione con Alfredo Passerini) Lineamenti
di storia romana, Milano; Varese: Istituto editoriale Cisalpino, 1951
-
Corso di archeologia: il problema
spaziale in alcuni momenti dell'arte romana; dispense anno accademico 1950-51,
Milano: C.E.U.M., 1951
-
Il tempo di Augusto, Firenze: La nuova
Italia, 1951
-
La politica di Giulio Cesare: rassegna
bibliografica, Messina; Firenze: D'Anna, 1957
-
Preistoria, storia romana, Torino: F.
Casanova & C., 1960
-
Brescia nell'età imperiale, Milano: La
Goliardica, 1962
-
Iscrizioni relative a Collegia dell'età
imperiale, Pavia: Tip. del Libro, 1963
-
L'Impero romano: dalla battaglia di Azio
alla morte di Teodosio. In: Paolo E. Arias (a cura di), Storia e
antichità, Volume II: Storia di Roma, Tomo II, 1, Torino: S.E.I., 1963
-
L'Italia dopo Annibale, Pavia:
Amministrazione di Athenaeum, 1965
-
Storia romana dagli Etruschi a Teodosio,
Milano; Varese: Istituto editoriale cisalpino, 1967
-
L'Italia antica, Milano: A. Mondadori,
1968
-
Nerone e i suoi tempi, Milano:
Cisalpino-Goliardica, 1973
-
Il tribunato della plebe e altri scritti
su istituzioni pubbliche romane , Milano: Cisalpino-La goliardica, 1978
-
Commodo ed Ercole , Padova:
Antenore, 1980
-
Il regno delle api e la domus
Augusta , Napoli: Macchiaroli, 1983
-
Nerone, Eracle, Ercole , Roma:
L'Erma di Bretschneider, 1983
-
L'Italia antica: Dalla preistoria alla
fine dell'età imperiale , Milano: Mondadori, 1984
-
Il mondo dei greci e dei romani ,
Padova: Piccin, 1987
-
L'Italia nell'evo antico , Padova:
Piccin, 1988
-
Plebei e patrizi nella Roma arcaica,
Como: New Press, 1992
-
Storia romana dalle origini al 476 d.C.,
Bologna: Cisalpino, 1992
-
Ercole e Roma, Roma: L'Erma di
Bretschneider, 1997
-
Tradizione e storia: prolusione, Torino:
tip. sociale torinese, 1924
-
Contributi alla storia dei re d'Italia
nel sec. X. Nota, Torino: Tip. V. Bona, 1928
-
La politica delle nascite, Torino:
Druetto, 1930
-
Gli argenti di Marengo, Torino: s.n.,
1936
-
Classe dominante e ceto di governo,
Milano: Istituto editoriale italiano, 1948
-
Corso di storia antica: Per il Ginnasio
superiore, Torino: G. B. Paravia e C., 1948
-
Storia classica e storia universale,
Napoli: Associazione italiana di cultura classica, 1952
-
La storia antica negli studi sovietici,
Milano: Cisalpino-goliardica, 1958
-
La televisione e i suoi riflessi
sociali , Roma: Gismondi, 1958
-
Sulla applicabilità della analisi
sociologica agli studi di storia antica. Nota, Milano: Istituto lombardo di
scienze e lettere, 1961
-
La lotta politica nel mondo antico,
Milano: Mondadori,
1963 (anche in due ed. inglesi:
Londra 1965 e New York 1968).
-
Protesta giovanile e riforma
Universitaria, Roma: Istituto Grafico Tiberino, 1968
-
Neo positivismo e tecnologia moderna
nell'indagine storica , Milano: s.n., 1969
-
Né liberi né schiavi: gruppi sociali e
rapporti di lavoro nel mondo ellenistico-romano , Milano:
Cisalpino-Goliardica, 1976
-
Il re pastore, Palermo: Thule, 1978
-
Tradizione e controcultura: l'ora dei
tradizionalisti e dei monarchici , Palermo: Edizioni
Thule, 1978
-
Strutture e residui politici
nell'antichità , Napoli: Macchiaroli, 1983
-
Note di metodo , Milano: Cisalpino
Goliardica, 1987
-
Il mondo dei greci e dei romani, Padova:
Piccin, 1987
-
Asiatic
and Western subordination in antiquity: laoi, dediticii and familia ,
Tokyo: the society for studies on resistance movements in antiquity, 1988
-
I nomadi alla frontiera: i popoli delle
steppe e l'antico mondo greco-romano, Roma: L'Erma di Bretschneider, 1989
-
La città antica: morfologia e biografia
della aggregazione urbana nell'antichità , Roma: L'Erma di Bretschneider,
1989
-
Il Gruppo di combattimento Friuli nella
guerra di liberazione , Roma: Centro studi e ricerche storiche sulla
guerra di liberazione, 1997
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